Il Salvapecunia simbolo d’Abruzzo diventa la fiaba “La pecora bianca”

17 Dicembre 2020

PESCARA. Guardare al gregge, e al mondo, con molta attenzione per comprendere il c’era una volta – oggi – della pecora bianca. Una storia universale dove i luoghi comuni diventano motivo di...

PESCARA. Guardare al gregge, e al mondo, con molta attenzione per comprendere il c’era una volta – oggi – della pecora bianca. Una storia universale dove i luoghi comuni diventano motivo di provocazione, rivoluzione, nuovi percorsi e nuove avventure. È la favola di Natale del designer Dario Oggiano, autore di un piccolo libro illustrato “La pecora bianca”, che narra di tempi remoti, di pecore strambe e di ciò che ne rimane.
Un progetto di artigianato letterario e ceramico: la favoletta (cortometraggio su YouTube) è interpretata dai “salvapecunia”(salvadanaio in forma di pecorella) in ceramica creati da Oggiano ed Elisabetta Di Bucchianico per il proprio brand come “nuova” icona della ceramica popolare abruzzese. Con tenerezza, sensibilità contemporanea e quel pizzico di magia che avvolge tutte le creazioni del loro laboratorio a Pescara vecchia, con questa novità natalizia (in edizione limitata) Dario ed Elisabetta sfondano la dimensione narrativa tout court e «costruiscono pensiero solido». Dove il giocattolo in ceramica “Salvapecunia” – ormai riconosciuto come simbolo culturale del territorio in pubblicazioni che parlano d’Abruzzo – si scioglie in inchiostro e si ricompone nel racconto letterario. Ma prima della conclusione di questo nuovo percorso, entrano in gioco altri spunti e compagni, e la stampa del libro viene anticipata e seguita da ulteriori prodotti. Così Elisabetta Di Bucchianico e Virginia Jukuki costruiscono un teaser, una video anticipazione del libro, che gioca su ritmi attraenti e sull’invenzione di improbabili critiche letterarie volte ad aumentarne le «vendite editoriali». Alessio Tessitore e Isabella Micati (La galina caminante) traducono la fiaba in un cortometraggio ispirato e commovente. Il SalvaPecunia, insomma, quasi fosse il ceppo di ciliegio inanimato di Geppetto. (j.f.)