Il suono magico della Valle di Teve

4 Giugno 2017

Si procede su sassi con muschio, tra erba profumata e fiori

Le valli appenniniche sono numerose e diversissime tra di loro anche se attigue o addirittura consecutive. Se ne contano moltissime di lunghe, di strette, impervie, ricche di vegetazione, piene di massi erratici. E a percorrerle, ciascuna lascia un sapore diverso, unico e indimenticabile. Nel massiccio del Velino spicca la Valle di Teve incassata tra i maestosi rilievi del Murolungo (2184m) delle Montagne della Duchessa e il Monte Rozza (2064m) del Velino. Dalla classica forma a "U" la valle di Teve è di origine glaciale con detriti morenici e circhi.
Si raggiunge dal Borgo di Cartore uscendo al casello autostradale Valle del Salto della A24. Si lascia l’automobile nel borgo ristrutturato e ci si avvia sulla carrareccia che attraversa l’enorme prato. Dopo circa 15 minuti si è all’entrata della valle, Bocca di Teve (987m): da qui si sviluppa per circa 5 km fino a raggiungere Capo di Teve (1618m). All’imbocco si arriva anche dal passo Le Forche (1221 metri) nei pressi della valle Porclaneta a Rosciolo dei Marsi, uscita autostradale (A25) di Magliano dei Marsi. L’accesso alla valle è chiuso da una sbarra con eventuali prescrizioni al transito, anche pedonale: nel periodo invernale per rischio caduta massi e primaverile per la presenza di grifoni che nidificano sulle pareti rocciose del Murolungo. Il sentiero è una carrareccia che si snoda attraverso una vegetazione molto varia. Dapprima lecci, poi roverelle e ornielli e ancora noccioli, carpini e aceri, il tutto corredato da massi enormi ricoperti di morbidissimo muschio verde smeraldo. Quando il querceto scompare, arriva la faggeta e si possono anche osservare le cortecce bianchissime della rara Betulla Pendula.
All’inizio dell’estate la valle è freschissima e se la si imbocca al mattino presto si potrà essere dolcemente baciati da una rugiada meravigliosa, dal suo inconfondibile “suono” e dalla sua freschezza. Poi si cammina a lungo senza fatica su sassi morbidi di muschio, erba profumata, fiori variegati, alberi vari e pareti rocciose stupende. Ogni tanto qualche prato d’altura a ricordarci che lassù c’è sempre il cielo azzurro. Arrivati a Capo di Teve (circa 2 ore dalla partenza) la valle si apre abbracciando tutto l’anfiteatro del Monte Bicchero, immenso e generoso. Lascia senza fiato. Così come le pareti nord del Monte Rozza e le guglie del Velino che cominciano a farsi strada sulla destra. A sinistra, invece, le propaggini del Murolungo si mescolano al gruppo del Costone.
Da questo punto si può proseguire per la Valle del Bicchero, raggiungere la vetta a quota 2161m e, se si hanno buone gambe, proseguire fino al Monte Velino (5 ore dalla partenza) oppure, in direzione Murolungo, si può salire al “Malopasso” e scendere poi al Lago della Duchessa (3,30 ore dalla partenza).
A Capo di Teve c’è anche una sorgente, la “fonte nascosta”, che da bambina non riuscivo mai a trovare; quando la scovavo mi sdraiavo su quel prato e immergevo il viso nell’acqua fredda e lieve. Nessun’altra carezza ricordo così alla perfezione, a parte quella di mio padre che mi portava da lì fin sul Bicchero e poi a Forme, attraverso la valle Majelama.
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