Il tocco rock sinfonico di Enrico Melozzi e Il Volo si scatena

Il maestro teramano ha riarrangiato il brano “Grande amore” Ieri l’uscita, stasera l’esecuzione del trio alla semifinale su Rai1
TERAMO. Il rock sinfonico di Enrico Melozzi per Il Volo, nella nuova versione di “Grande amore” che stasera il trio lirico-pop presenterà al 66° Eurovision Song Contest.
Il compositore teramano ha scritto e prodotto per il baritono rosetano Gianluca Ginoble e i tenori siciliani Piero Barone e Ignazio Boschetto un nuovo elettrizzante arrangiamento del brano vincitore del 65° Sanremo. “You are my everything (Grande amore)” è uscito sulle piattaforme ieri e subito ha fatto un boom di ascolti e commenti entusiastici in tutto il mondo.
Ospite della seconda semifinale dell’Eurovision, stasera Il Volo canterà il brano al PalaOlimpico di Torino, prima serata Rai1. Un ritorno per i tre interpreti, che rappresentarono l’Italia nel 2015 conquistando il terzo posto con “Grande amore”. Il maestro abruzzese ha sostituito i violini con le chitarre elettriche rivoluzionando l’arrangiamento e dando nuova energia a un brano tutto in crescendo.
«Ero all'Expo di Dubai a marzo con Giovanni Sollima e l’orchestra 100 Cellos quando mi hanno chiamato Gianluca, Piero e Ignazio e il loro manager Michele Torpedine. Volevano portare all’Eurovision una versione più rock di “Grande amore” e volevano che l’arrangiassi io. Mi sono tremate le gambe, la versione originale di Celso Valli, uno dei grandi arrangiatori e produttori italiani, è un capolavoro».
Cosa pensa abbia orientato su di lei la loro scelta?
«Avevo già arrangiato dei pezzi per i loro concerti all’Arena di Verona. Inoltre, l’anno scorso li ho invitati a esibirsi nella Notte della Taranta, di cui ero maestro concertatore. Sono rimasti molto colpiti dal mio genere rock sinfonico, in fondo loro sono dei lirici prestati al pop. Gli interessava fare una versione più colta del loro pezzo».
Quali le tappe di creazione di “You are my everything”? E cos’è cambiato rispetto all’originale?
«Sono andato in studio con una selezione super di musicisti, il bassista Roberto Gallinelli e il batterista Maurizio Dei Lazzaretti, che mi hanno dato una sezione ritmica pazzesca, e poi chitarre elettriche come se piovesse. C’è Alberto Bazzi, virtuoso della chitarra, e un’orchestra di ottoni che bilancia la ritmica. Subito ci è sembrato un risultato molto potente ed equilibrato. Al Volo è piaciuto e abbiamo registrato le voci facendo due versioni, in inglese e in italiano, e questa mista per l’Eurovision, col ritornello e alcune parole chiave in italiano. Abbiamo cercato la quadra, attenti a una comunicazione internazionale di classe. È una versione più rock, un po’ più veloce, in accelerando».
Cosa le ha dato più soddisfazione nell’operazione?
«Non solo aver arrangiato ma anche prodotto il brano. Il produttore artistico nella musica è come il regista nel cinema. Ti occupi di tutto. È un tipo di lavoro che mi piace molto, in cui fai scelte artistiche. Produrre è una delle cose che amo di più e anche la più difficile. Mi occorrono quattro settimane per quattro minuti di pezzo, mentre ho impiegato solo quattro notti per comporre la Sinfonia Notturna. L’opera sinfonica la scrivo di getto, una canzone pop o rock ha tempi di sviluppo più delicati e complessi, in quattro minuti ti spari tutto. È un po’ come la differenza tra romanzo e poesia. Un’altra sintassi, un’altra forma».
Con Ginoble c'è particolare sintonia?
«Da concittadini c’è un rapporto privilegiato, ma le loro decisioni sono collegiali. Tutti e tre sono attentissimi, si sono affidati a me totalmente apprezzando le mie scelte. Sono un gruppo unito. Ignazio, che studia fonica, è più curioso sugli aspetti del suono. Piero, la mente del gruppo, è attento alla forma generale. Gianluca è attento alle novità, e poi come me ama i Queen e quindi ci siamo intesi subito sui suoni epici».