“Il Vangelo secondo Mourinho”, come interpretare un idolo

28 Maggio 2021

«Non penso di essere il migliore. Ma penso che nessuno sia meglio di me»: parola di José Mourinho. Non è ancora arrivato e già è un fenomeno mediatico. Non c’è quotidiano, trasmissione televisiva o...

«Non penso di essere il migliore. Ma penso che nessuno sia meglio di me»: parola di José Mourinho. Non è ancora arrivato e già è un fenomeno mediatico. Non c’è quotidiano, trasmissione televisiva o radiofonica che non ne parli. Josè Mourinho da Setubal è in tutti i bar, in ogni posto di lavoro, in ogni luogo dove ci siano appassionati (o meno) di calcio. È bastato l’annuncio del suo ingaggio da parte della A.S. Roma che immediatamente si sono accesi i riflettori sul personaggio sportivo più amato e odiato degli ultimi vent’anni. L’uomo che ha regalato, durante le sue conferenze stampa, frasi rimaste nella mente anche di chi il pallone non lo segue: «Prostituzione intellettuale», «zeru tituli» e il celebre «non sono un pirla» sono solo alcuni degli esempi di quanto il tecnico portoghese abbia inciso sul linguaggio quotidiano. E un’immediata empatia col mondo che va ad abbracciare. Non a caso, affidando il suo messaggio ai social, ha voluto inaugurare la sua seconda esperienza italiana col tipico marchio di fabbrica del popolo giallorosso: «Daje Roma!«.
Ma c’è un C pubblico e uno privato, in simbiotica discrasia e per questo ancora più affascinante. Per capirlo, interpretarlo, o per lo meno provarci, è indispensabile conoscere il suo linguaggio. Ecco allora “Il Vangelo secondo Mourinho”, a cura di Stefano Barbetta (160 pp., € 7,90), raccolta di citazioni più o meno note corredate da testimonianze lapidarie di chi, da detrattore o adepto, ha avuto a che farci. Nata sulla scorta delle precedenti edizioni interiste e madrilena (25mila e 15mila copie vendute), rappresenta l’unica raccolta del “Moupensiero” attualmente disponibile. si legge nella prefazione di Barbetta: «Mourinho è la Roma perché della Roma condivide l’ambizione, la personalità, lo spirito e quella modernità ancorata nella tradizione di un passato glorioso che è un incentivo e non un appagamento. Daje Roma!, non a caso, è stato il suo proclama». (lad’i)