Il vastese Ketra con Takagi nel “Riff” di Mengoni

Il duo multiplatino si confessa nel podcast in occasione dell’uscita del nuovo brano “Venere e Marte”
PESCARA. Il produttore multiplatino vastese Fabio Clemente, in arte Ketra, è ospite insieme con Takagi a «Il riff di Marco Mengoni», il podcast disponibile, a cadenza quindicinale, sulle principali piattaforme di streaming e podcast. Una chiacchierata di mezz’ora con il duo di produttori che vanta 130 dischi di platino, un disco di diamante, più di un miliardo di visualizzazioni streaming e collaborazioni con i più importanti musicisti italiani, tra cui Jovanotti, Fedez, J-Ax, Elodie e Baby K.
Il podcast anticipa di pochi giorni l’uscita di Venere e Marte, il nuovo brano di Takagi & Ketra affidato alla voce dello stesso Marco Mengoni con Frah Quintale, in uscita sulle piattaforme da domani.
Nella mezz’ora con Takagi e Ketra molti gli argomenti affrontati, dal vero significato del termine “tormentone”, all’evoluzione del ruolo di produttore, alla scelta di non apparire nei videoclip e al loro rapporto “di coppia”. Il duo si sofferma sull’importanza del passato nel loro lavoro, con un tipo di ricerca da “archeologia musicale”.
«Il passato musicalmente è tutto», racconta Ketra. «Quello che si poteva fare è già stato fatto. Oggi puoi fare una sorta di ‘archeologia musicale’, che è quello che vogliamo fare noi con il nostro progetto». «Mi ricordo», prosegue il musicista vastese, «dell’estate del 1990, quando ero a Vasto in spiaggia, e passava in radio il brano “Bamboléo”. Ha delle caratteristiche che oggi sono un po’ desuete nella musica, il nostro compito è riuscire a tirarle fuori da quegli anni e inserirle in un contesto attuale, italiano. Proprio come quando si entra in un palazzo storico e si decide di ristrutturarlo, ma senza stravolgerlo. Cerchiamo di mettere nella musica quello stesso tipo di attenzione». E ancora, i due produttori svelano i loro inaspettati miti musicali, a cominciare dai Queen «perché erano già troppo avanti in quegli anni» ed Ennio Morricone, di cui ammirano la costanza nel lavoro. Fino alle riflessioni sul falso mito della Musa ispiratrice e di quanto invece sia necessario impegnarsi per ottenere un buon risultato: «Come è stato detto, l'ispirazione è per i dilettanti. Se apri il tuo computer o il blocco degli appunti e ti impegni, l’ispirazione arriva, ma non è una cosa da aspettare a braccia conserte». Tutto per arrivare alla domanda che chiude ogni puntata e che dà il titolo al podcast, ovvero quale sia l’elemento ricorrente nelle vite dei due produttori che, esattamente come il riff nelle canzoni, ritorna continuamente e diventa il segno distintivo dell’esistenza.
Ketra svela a Mengoni che la costante che ha caratterizzato il suo percorso, il suo riff appunto, è «il non accontentarsi mai e chiedere sempre di più a se stesso». Mentre per Takagi è l’America e la cultura che è riuscita a esportare, che gli hanno insegnato a sognare. E questo desiderio di sognare porta a non essere mai “sazi”, a cercare costantemente di migliorarsi.