Il vino che parla dell’Abruzzo e stupisce il mondo

25 Febbraio 2016

De Luca e Patricelli ambasciatori della loro terra «Vendere qui una bottiglia è un'impresa, così...»

di Jolanda Ferrara

ORTONA

«O. rtona è la nostra patria, ma vendere una bottiglia di vino è un'impresa. Troppa concorrenza, troppa competizione che vanificano la vendita. Meglio puntare alle tavole del mondo!» E' quanto si sono detti Amedeo De Luca, enologo, e Antonio Patricelli, responsabile commerciale di Cantina Collefrisio. Vignaioli di terza generazione, originari di Tollo, i due soci imprenditori sono partiti senza indugi alla conquista del mercato globale, «un mondo nuovo al vino, dove la visibilità è massima» osservano.

Annullate le distanze, si sono trasformati in “ambasciatori” della propria terra piuttosto che venditori del proprio prodotto. In pochi anni di continue trasferte da un capo all'altro del pianeta sono diventati veri scout di wine lovers. Comunicazione giovane, moderna, frizzante, a partire dal restyling delle etichette. Il lancio della nuova linea bio studiata in particolare per i mercati internazionali, che lascia emergere la personalità dei vari vini e vitigni. E una politica di prezzi che mai esclude la fascia media dei consumatori. Una strategia diretta, immediata, puntata sulla godibilità del sorso e sull'emozione del racconto, originale, vincente, del territorio di produzione.

Patricelli, quanto conta l'identità di appartenenza nella comunicazione dei vostri vini?

«E' il valore aggiunto. E' tutto, a cominciare dal nome. Collefrisio nasce dall'unione di due parole: colle, la collina di Frisa dov'è la sede della tenuta madre, e Frisio, il nobile proprietario delle terre che da lui hanno ereditato il nome. Siamo fortunati di trovarci in una regione unica come l'Abruzzo, i nostri vigneti prosperano in collina accarezzati dalla brezza marina che arriva dalla Costa dei Trabocchi e protetti dal massiccio imponente della Majella. Un microclima ideale, un territorio che ancora conserva testimonianze di civiltà pre-romane dedite alla coltura della vite e del vino. Non abbiamo una storia personale da raccontare, siamo giovani. La nostra modernità è quasi in controtendenza al mondo del vino, dove il valore è dato dalla storia, dal tempo. Vogliamo raccontare una storia antica come ambasciatori della nostra terra, di cui all'estero non si ha la minima idea».

In quali Paesi del mondo siete presenti e con quali risultati?

«Attualmente vendiamo oltre mezzo milione di bottiglie, la crescita del fatturato è forte, a due cifre. Siamo presenti in trentasei Paesi in tre continenti. Vietnam, Giappone, Cina, Oceania, Caraibi, Nord America... Abbiamo conquistato persino Pittsburg, in Pennsylvania, con un “liquor store” (un negozio, ndc) col nostro nome e finora unico nel suo genere, autorizzato a vendere vino con licenza del locale Monopolio!».

Cosa raccontate nelle degustazioni all'estero?

«Raccontiamo di quell'Abruzzo dalle escursioni termiche estreme. Un posto unico, dove è possibile guardare l'azzurro del mare dall'alto delle montagne, dal verde delle colline coltivate a vigneti e olivi. L'Abruzzo è un luogo di cui non hanno la benchè minima cognizione, ma ciò nonostante suona paradisiaco alle orecchie ignare dei wine lovers nel mondo. Non dobbiamo inventarci nulla. Innoviamo la tradizione. Facciamo conoscere storie e tradizioni in chiave moderna. Un racconto che immancabilmente fa presa, emoziona».

Un esempio dei più ricorrenti di comunicazione del territorio?

«Quello delle cave della ex polveriera della Guardiuccia a Guardiagrele, prese da noi in affitto per l'affinamento dei vini. La grotta principale si è rivelata ideale per il perfetto invecchiamento delle bottiglie grazie alla temperatura standard di 14-15 gradi tutto l'anno. E' lì che abbiamo tenuto i nostri millesimati 2010 per 50 mesi a contatto con i lieviti. Quelle grotte sono finite per diventare un luogo magico, ora ci portiamo i press tour. Quando i giornalisti giapponesi entrano, restano estasiati da questa italianità. E' così che il brand va oltre l'etichetta del vino e resta nell'emozione del territorio».

Qual è il target dei vostri prodotti?

«Cerchiamo ogni volta di arrivare a tutti i palati e siamo contrari a prezzi esagerati. Vogliamo offrire ai più la possibilità di accostarsi ai nostri vini, unici, molto moderni e di grande piacevolezza, profumati, di facile beva, compagni ideali di conversazione senza esserne necessariamente l'argomento, un invito al secondo bicchiere».

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