Immagini e vecchi amici, Roma ricorda Flaiano

Presto in tv “Straniero in patria”, documentario sullo scrittore pescarese presentato con Costanzo
PESCARA. Un’iniziativa speciale di Roma Capitale e un bel ritratto filmato di Fabrizio Corallo e Valeria Parisi hanno reso omaggio mercoledì sera alla Casa del Cinema al talento unico e allo spirito iconoclasta di Ennio Flaiano, cittadino onorario della città della “Dolce vita”.
A voler celebrare la figura irripetibile dello scrittore nato a Pescara il 5 marzo 1910 e scomparso a Roma il 20 novembre di 50 anni fa è stato l’assessore alla cultura Miguel Gotor che, insieme a Maurizio Costanzo – collegato in video dal teatro Parioli – e al direttore della Casa del Cinema Giorgio Gosetti ha promosso una affollatissima serata di racconti e immagini costruita intorno al documentario di Fabrizio Corallo e Valeria Parisi “Ennio Flaiano, straniero in patria” prodotto da 3D in collaborazione con Rai Documentari e prossimamente in onda sulle reti Rai. Maurizio Costanzo ha ricordato l’antica consuetudine con il re dell’aforisma fin da quando si trovarono a due passi dal teatro dei Satiri dove Flaiano aveva recensito e valorizzato il giovane Carmelo Bene e quando poi lo scrittore (temutissimo critico teatrale) ebbe parole di stima per Costanzo, autore con Ghigo de Chiara di “Cronache dell’italietta”.
Nel suo appassionato elogio di un impareggiabile osservatore della società italiana che definisce «coltissimo e di intelligenza superiore», Costanzo ha ricordato che, sebbene Flaiano sia popolare soprattutto per il lavoro da sceneggiatore e le numerose collaborazioni con Fellini a cominciare proprio da “La Dolce vita”, si trattava di «un uomo che adorava scrivere, che è stato grande come critico, autore teatrale, scrittore di vaglia fin dal Premio Strega conquistato giovanissimo col suo primo romanzo, “Tempo di uccidere” del 1947, perfino cronista come quando narrò la costruzione del quartiere Talenti, vicino alla sua casa a Montesacro. Ma anche anima solitaria come ben si capisce dalla scelta di andare alla fine a vivere in riva al mare, a Maccarese, dove oggi è sepolto».
Ed è proprio questa malinconia segreta, frutto di un’infanzia errabonda e di una formazione solitaria nei circoli intellettuali dei caffè di Via Veneto, tra l’amico Pannunzio, i pittori della scuola romana e i cineasti del post-neorealismo, che il ritratto filmato di Fabrizio Corallo e Valeria Parisi riesce a catturare con uno stile inedito e coinvolgente. Attraverso un ricchissimo “dossier” di testimonianze e rare interviste allo stesso Flaiano, il film rievoca un mondo oggi perduto ma in vitalissima trasformazione nell’Italia degli anni ’50 e ’60. Narratrice d’eccezione è Cecilia Dazzi, cresciuta all’ombra della storica libreria di famiglia, la mitica Rossetti di Via Veneto, dove con suo nonno si ritrovavano i grandi del dopoguerra, da Cardarelli a Cecchi, da Scalfari allo stesso Flaiano. Ad applaudire l'autore di “La solitudine del satiro”, “Un marziano a Roma”, “La conversazione continuamente interrotta”, erano mercoledì in tanti, da Silvia e Masolino d'Amico, da Edoardo Albinati e Chicca D’Aloja, Franco Cordelli e Laura Delli Colli, Jas Gawronski, Gerardo Greco e Maria Rosaria Omaggio.

