In 200mila ballano nella Notte della Taranta

Festa della musica salentina a Melpignano con ospiti stranieri come LP e la promessa del Volo: nel 2019 ci saremo anche noi
MELPIGNANO. È senza confini la Notte della Taranta firmata Andrea Mirò che sul palco del Concertone, a Melpignano in provincia di Lecce, riscaldato, sabato sera, da un grande sole di luminarie, mantiene le promesse: «contaminare la tradizione» con altri linguaggi non significa tradire ma tramandare. L'orgoglio dell'identità salentina è ovunque: nelle voci dell'Orchestra popolare e degli ospiti italiani e stranieri, nel suono potente dei tamburelli, nelle movenze sensuali e sui volti dei ballerini che fanno innamorare con la pizzica, la danza che guarisce dal morso della Taranta. Non un ragno ma una «divinità zoomorfa» che “avvelena” e salva il cuore di chi la incontra. È accaduto anche ai tre cantanti del gruppo Il Volo, Piero Baron, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble, abruzzese di Montepagano di Roseto, ieri, nel backstage del Concertone. «Chi lo sa», hanno detto quelli del Volo ai giornalisti, «l'anno prossimo potremmo essere sul palco, sarebbe bellissimo». «Una canzone al volo si può sempre fare», ha concluso scherzando Gianluca Ginoble.
Si è da subito «innamorata di questa musica ancestrale» anche la popstar italoamericana LP, Laura Pergolizzi, la più attesa tra gli ospiti: «Ma quando arriva?», chiedono i 200mila “tarantolati” che aspettano dal pomeriggio nel paese di tremila abitanti della Grecìa salentina.
Sul palco aprono i Dhoad Gypsies e l'urlo del Rajasthan stranisce i più conservatori. Anche i salentini Apres la classe, con il brano Kalos Irtate, danno il benvenuto in grico, cantando strofe scritte di propria mano per parlare del «ministro che se la prende con i neri, e vuole comandare: il Salento, però, sarà sempre una terra di mezzo».
Il lavoro di Mirò, coadiuvata dal polistrumentista e arrangiatore Davide Brambilla, fa scorrere la musica in un unico flusso. Lo fa notare il rapper Clementino che approccia timido La Palombella infilando poi una serie di rime in cui è a proprio agio: «Chi è del Sud ora salta su», ordina con un freestyle al quale rispondono bambini e 90enni. A raccontare la condizione delle donne è la stessa Mirò che fa risuonare Fimmine su chitarre indiane. Poi il battere dei tamburelli si fa incessante per annunciare l'arrivo sul palco di LP: la versione “pizzicata” del suo successo Lost on you e il suo caratteristico fischio conquistano immediatamente. La popstar si confronta con il dialetto salentino in Vorrei volare, dimostrando un impegno non da poco, e in Pizzicarella che canta per metà in inglese, accennando disinvolti passi della danza salentina.
La musica continua: la tromba di Frank Nemola completa il sound dei tamburelli, mentre il violino della cubana Yilian Canizares accarezza la sua voce perfetta anche per il grico di Ela-Mu Condà. Tocca al graffiante accento napoletano di Enzo Gragnaniello far rivivere Beddha ci stai luntanu e Na ni na con il sax jazz di James Senese. Mentre è Mino De Santis a ricordare il paesaggio, tema di questa edizione: il poeta popolare salentino, con la sua voce calda, canta La Terra, quella in cui questa musica è nata, e grazie alla Notte della Taranta non morirà mai.
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