In due film le nuove paure di Israele
CANNES. Ormai da una decina d'anni i cinefili più avvertiti scommettono regolarmente sul cinema israeliano come autentica voce nuova nel panorama internazionale. Cominciò con l'apparizione di un...
CANNES. Ormai da una decina d'anni i cinefili più avvertiti scommettono regolarmente sul cinema israeliano come autentica voce nuova nel panorama internazionale. Cominciò con l'apparizione di un astro come Ronit Elkabetz, attrice e regista scoperta proprio a Cannes nel 2004 con «Oro». Venne poi l'attesa (e mancata) palma d'oro per «Valzer con Bashir» di Ari Folman osannato proprio sulla Croisette nel 2008. Ci fu poi il Leone d'oro a sorpresa per l'opera prima «Lebanon» di Samuel Maoz (2009). E infine la consacrazione internazionale del talento, precocemente bruciato quest'anno da un'improvvisa malattia di Ronit Elkabetz con il suo intenso «Viviane». Adesso, grazie ai due film israeliani in gara ieri, uno a Un Certain Regard e l'altro alla Settimana della Critica, la tendenza non solo è confermata ma segna un cambiamento di modelli e storie. Beyond the mountains and the hills di Eran Kolirin ha per protagonista un soldato che ritorna alla vita civile dopo più di 20 anni e finisce stritolato dalle regole del profitto e dell'avidità commerciante. One week and a day, opera prima di Asaph Polonsky, mette in scena l'implosione di una famiglia a cui è morto il figlio dopo la rituale settimana di cordoglio dello Shiv'ah. Due storie private in cui l'ombra della guerra, la paura delle esplosioni, lo scontro tra israeliani e palestinesi non sono nemmeno più un'eco di fondo, un segno della brutalità in cui le comunità sono immerse.