In prima “Colera 1836”: noi i Borboni e le pandemie

LANCIANO. In scena indossano i panni di Re Ferdinando II di Borbone e Maria Cristina di Savoia, sua prima moglie. Stretti dall’ondata di colera che nel 1836 travolse il Regno delle Due Sicilie e con...
LANCIANO. In scena indossano i panni di Re Ferdinando II di Borbone e Maria Cristina di Savoia, sua prima moglie. Stretti dall’ondata di colera che nel 1836 travolse il Regno delle Due Sicilie e con esso la grancassa di scienziati allarmisti e politici riformatori. Nel gioco spesso fallace dei corsi e ricorsi storici, Stefano Angelucci Marino (Re Ferdinando) e Rosella Gesini (Maria Cristina) faranno scoprire che, nonostante le epoche trascorse e i progressi della medicina, l’ignoto che sconvolse il mondo è lo stesso. Allora come oggi.
Due le giornate per assistere al debutto in prima nazionale di “Colera 1836”, questa sera alle 21 e domani alle 18, al Teatro Studio di Treglio, Lanciano, spettacolo scritto e diretto da Stefano Angelucci Marino in scena con Rossella Gesini, una produzione Teatro stabile d’Abruzzo. “Colera 1836” trae ispirazione da “Pandemia 1836 – La guerra dei Borbone contro il colera” del giornalista napoletano Gigi Di Fiore (Utet).
È il secondo appuntamento del cartellone di Teatro Contemporaneo a cura del Teatro del Sangro diretto dal regista e autore di Lanciano. Attraverso una minuziosa ricostruzione storica, Angelucci Marino e consorte (reale), Rossella Gesini, accompagnano lo spettatore nella vertigine del parallelismo storico, illuminando una società terribilmente vicina a quella contemporanea con tutte le sue contraddizioni.
«Una vicenda incredibilmente simile a quella che stiamo vivendo ormai da tempo, attualissima nel modo di gestire la calamità», anticipa il regista. «Sarà bello vedere in parallelo quello che accadde circa due secoli fa e quanto da noi vissuto sulla nostra pelle. «Con “Colera 1836”», racconta Angelucci Marino, «proseguiamo il lavoro sulle maschere contemporanee, iniziato con “Hermanos”, storia di italiani emigrati in Argentina negli '50, e “Regina Madre”, da un testo di Manlio Santanelli. Un lavoro innovativo pensato per dare un'identità forte al nostro teatro, da sempre legato alle maschere della Commedia dell’arte. Diciamo che abbiamo reso più contemporanea la tradizione e questo ci stando soddisfazioni dal punto di vista artistico ed espressivo. L'idea di questo spettacolo«, aggiunge il regista, «è nata insieme a Gigi Di Fiore, giornalista del Mattino di Napoli diventato famoso per aver seguito tutte le vicende della camorra, autore del libro “Pandemia 1836 - La guerra dei Borbone contro il colera” su cui noi abbiamo lavorato. Di Fiore non potrà essere presente alla prima di “Colera 1836” ma ci ha mandato una lettera che leggeremo davanti gli spettatori». La prenotazione allo spettacolo è obbligatoria, si entra (fino a capienza prevista) osservando protocollo anti-Covid. La sede dello spettacolo è in via Abbazia a Treglio, appena due chilometri dall'uscita dell’autostrada per Lanciano.