In scena “Amare e fingere” di Stradella

Ai Cantieri dell’Immaginario all’Aquila la “Barattelli” porta l’opera seicentesca
L’AQUILA. Anche quest’anno la Società Aquilana dei Concerti “Barattelli” propone all’interno de I Cantieri dell’Immaginario la nuova produzione dello Stradella Y-Project, con la messa in scena dell’opera “Amare e fingere”, una storia seicentesca di intrighi e passioni del compositore Alessandro Stradella nato a Nepi nel 1639 e scomparso nel 1682, prima esecuzione moderna in Italia.
L’appuntamento è per oggi con inizio alle ore 19 nel suggestivo Chiostro del Convento di San Giuliano dell’Aquila. “Amare e fingere”: una coinvolgente storia di finzione ed intrecci amorosi nella suggestiva ed esotica cornice delle campagne di una Arabia immaginaria. Di incerta attribuzione fino ai giorni nostri è stata ricollocata all’interno del corpus delle opere di Stradella grazie alle ricerche e agli studi di Arnaldo Morelli. Tutti i giovani interpreti sono stati selezionati con apposito bando. Il cast è così composto: Beatriz Arenas Lago (Celia), Nikolay Statsyuk (Rosalbo), Sofie Garcia (Clori), Yuri Miscante Guerra (Fileno), Antonia Fino (Silvano), Magdalena Pikuła (Erinda) con la regia di Pawel Paszta.
Lo Stradella Y-Project nato nel 2011 in seno al Conservatorio di Musica “Casella” dell’Aquila con lo scopo di eseguire e far conoscere l’opera del grande compositore Alessandro Stradella, sotto la guida di Andrea De Carlo, è formato in questa occasione da Lucrezia Nappini violino I, Angelo Di Ianni violino II, Francesco Olivero tiorba e chitarra barocca, Elias Pfetscher tiorba, Irene Maria Caraba viola da gamba, Serena Seghettini viola da gamba, Amleto Matteucci contrabbasso, Diego Ruenes Rubiales organo e Lucia Adelaide Di Nicola clavicembalo. Dato il periodo storico e lo stile musicale seicentesco, l’evento è stato inserito anche nella XXIII Rassegna di musica antica “Concerti di Euterpe”. Dopo lo spettacolo sarà possibile visitare il Conventino quattrocentesco all’interno del Complesso. Il Conventino o il Lochetto, come viene anche chiamato l’edificio, il cui nome ne suggerisce le ridotte dimensioni, è la parte più antica e preziosa del complesso di San Giuliano, probabilmente il primo nucleo del Convento fondato nel 1415.

