In scena La tempesta Lo Shakespeare beffardo di Zola

PESCARA. «Ordine o caos? È il dramma di Ariel e di Calibano, oppure il mistero di Prospero mago vendicatore che imparerà a perdonare?». Quindici anni di ostinata e coerente drammaturgia scespiriana...
PESCARA. «Ordine o caos? È il dramma di Ariel e di Calibano, oppure il mistero di Prospero mago vendicatore che imparerà a perdonare?». Quindici anni di ostinata e coerente drammaturgia scespiriana portata sulla scena sono serviti al regista abruzzese William Zola a convincersi che siamo irrimediabilmente «tutti nella Tempesta» e che l’enigma di fondo dell’ultimo capolavoro del Bardo – “La Tempesta” di William Shakespeare, il nuovo spettacolo che la Torre del Bardo presenta nel parco di Villa Sabucchi oggi e domani alle 21, con ingresso libero – non è che un pretesto che ancora oggi ci fa interrogare sull’eterno dramma umano – o commedia, che è lo stesso – di peccato e redenzione.
Un enigma destinato a restare tale, beffardamente irrisolto, in bilico tra tragico e comico. «Si è scelto di darne una versione gioiosa e giocosa, meno cupa, dinamicamente teatrale della Tempesta», racconta Zola, che non solo firma la regia ma dà le sembianze a Prospero, demiurgo de La Tempesta, il legittimo duca di Milano tradito e usurpato da suo fratello Antonio, trasferitosi su un’isola con la figlia Miranda. Sull’isola Prospero usa i poteri magici, che trae dai suoi libri, e soggioga lo spirito di Ariel, spirito dell’aria e del fuoco. Lo schiavo Calibano, creatura selvaggia, dapprima si ribella al colonizzatore Prospero poi deciderà di obbedirgli.
Prospero costruisce la sua vendetta, è l'artefice di tutto quanto succede nel play, scatena una tempesta con l’intento di far pagare al re di Napoli e al fratello Antonio la colpa del loro tradimento e briga per favorire il matrimonio di Miranda con Ferdinando (figlio del re di Napoli). «Un’opera visionaria e apparentemente senza trama», considera Zola, l’ultimo capolavoro, una sorta di testamento mistico, un atto di congedo di Shakespeare dal teatro. «A noi», dice il regista, «piace pensare che La Tempesta sia una delle commedie più sperimentali di tutto il suo canone. Questo e molto altro». Il fascino della Tempesta, sostiene Zola, deriva dal geniale accostamento tra un mago vendicatore che imparerà a perdonare, un essere incorporeo spirito dell’aria e del fuoco (Caliban) e una creatura semi-umana dell’acqua e della terra (Ariel). «La Tempesta è un enigma», riprende il regista, «un dramma ricco di eleganti sottigliezze come altri capolavori scespiriana ed è impossibile darne un giudizio esaustivo. Noi abbiamo optato per l’interpretazione metateatrale data dal critico Northrop Frye secondo il quale Prospero è un attore-impresario tormentato e sovraffaticato, che rimprovera gli attori pigri e elogia quelli attivi. Inventa lavori per gli oziosi nel poco tempo a disposizione prima dello spettacolo. Sogna un sereno pensionamento, ma deve uscire alla fine sul palco a chiedere al pubblico di applaudire».
Teatro nel teatro, gioco eterno, ricerca della salvezza nella preghiera, nella consapevolezza della maturità. «L’ultima parola de La Tempesta, “freedom”, libertà, suonerebbe perfetta per un finale teatrale», concludono le note di regia, «ma Prospero mette una condizione: chiede di essere salvato dalla preghiera che “penetra a tal punto da attaccare lo stesso perdono”». Aiuto regia e adattamento testo sono di Margherita Cordova , in scena attori abruzzesi. Giuseppe Pomponio è Alonso re di Napoli; Daniel Chiacchiaretta è Sebastiano fratello del re; William Zola (voce recitante) è Prospero; Piero Montesi Ferdinando, Angelo Del Romano è Antonio fratello di Prospero, Lino Pisciella è Gonzalo, consigliere; Sara Serraiocco è Trinculo, buffone; Edmea Marzoli è Stefano, cantiniere ubriacone; Federico Pasquini è il nostromo; Roberto Toro e Mario Scordella i marinai; Ilaria Leombroni è Miranda, Chiara Zappacosta è Ariel, spirito dell'Aria; Mirko Modesti è Caliban, Simona Berardocco è Giunone. Impianto scenico e costumi: Elisabetta Vailardi, trucco di Alessandra Antonucci; audio luci di Gianluca Del Biondo.
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