In viaggio sui sentieri del Parco d’Abruzzo

Il percorso è in una fitta vegetazione di arbusti, rovi e fiori
Quando si va al Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise a camminare nei boschi, si fa un’immersione totale nella natura e se ne diviene parte. Un’immersione, sì, come quelle subacquee dove l’ossigeno non è nelle bombole ma soffia da ogni dove; la magia però è la stessa e anche il senso dell’orientamento deve essere allenato per non perdersi. Fortunatamente i sentieri sono ben segnati, basta seguirli e connettersi senza fili a ciò che abbiamo attorno.
Spegniamo i cellulari e partiamo da Passo del Diavolo. L’inizio del sentiero T1 è proprio lì sulla strada marsicana (SS 83) che da Gioia dei Marsi porta a Pescasseroli, poco dopo il Valico di Gioia Vecchio (1440m) dove ci fermiamo per scattare la foto di rito sul Fucino e il Velino-Sirente. Parcheggiata l’auto vicino al Rifugio del Diavolo ci incamminiamo sulla carrareccia e dopo poco (1 km) a sinistra deviamo sul sentiero R4. Si va per un po’ in discesa, si passa un pianoro e si imbocca la strettissima valle Lampazzo che è il greto dell’omonimo torrente (da evitare allo scioglimento delle nevi).
Il cammino qui è suggestivo: ci muoviamo dentro una vegetazione fittissima fatta di arbusti rovi e fiori, mentre i nostri piedi scelgono i sassi migliori dove poggiarsi. L’ambiente è molto umido e per questo tutta la vegetazione è rigogliosissima. Dopo poco si esce dal torrente e ci si incammina sull’evidentissimo sentiero che percorre boschi sempre più belli: si tratta di faggete che in questo periodo sono spoglie e sembrano dormire sognando la primavera.
Dopo 4 km (1.40 ore) incrociamo il sentiero T6 che prendiamo svoltando a sinistra. Qui ci imbattiamo in una faggeta con esemplari molto più imponenti e ricoperti di muschio. Quelli caduti per le intemperie o morti non vengono raccolti: il legno dunque torna al terreno sotto forma di sostanza organica. Così gli alberi si decompongono progressivamente e il legno morto diviene per molte specie di funghi, muschi e animali un habitat specifico spesso insostituibile. Terminato il bosco si apre un’immensa radura che si costeggia, si torna tra i faggi e si arriva alla Sella Lampazzo: 1723m, 6km, 2 ore. La sella è un crocevia dove si dipartono sentieri per Villavallelonga attraverso la Val Cervara o per Pescasseroli; ma noi torniamo indietro per la stessa via non prima di aver camminato su e giù a goderci il panorama sui bellissimi monti ad ovest e i prati d’Angro. Con un po’ di pazienza, sedendoci dietro un grande masso sulla destra potremmo osservare animali, in genere cervi, che si abbeverano alla “Fonte Puzza” proprio sulla Sella.
Riscendendo sul sentiero T6, alla deviazione per l’R4 proseguiamo diritti a camminare su altre dolci radure, faggi che dormono, muschi verdissimi e, infine la Fossa Perrone con una bella sorgente d’acqua limpida. Qui svoltiamo per il sentiero R5 che, tra veri e propri tunnel di faggi, ci porta ancora a scoprire un’infinità di anfratti che quasi ci confondono, al punto che quando torniamo sulla carrareccia sembra quasi impossibile essere a soli 2 km dal punto di partenza. Ci eravamo connessi con la natura fino a farne parte e abbiamo dimenticato i chilometri percorsi. La montagna è anche questo.
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