Inge Morath, fotografie e verità interiore

12 Marzo 2019

Fu la prima donna a lavorare per Magnum. A Treviso una mostra con gli scatti di Marilyn Monroe sul set degli Spostati

«Ama la gente e faglielo capire», sono diventate quasi uno slogan le parole scelte dal grande Robert Capa per indicare la rotta a chi si avvicinava alla leggendaria agenzia fotografica Magnum. Inge Morath prese sul serio questo comandamento. Preparava per mesi con cura minuziosa i suoi reportage in giro per il mondo, del luogo prescelto imparava la storia, la cultura, perfino la lingua proprio per creare una sintonia ancora più profonda con le persone che incontrava sul suo cammino. Tutto questo in anni in cui a occupare la scena della fotografia erano quasi esclusivamente uomini. Morath entrò nel 1949 a far parte del gruppo di fuoriclasse della Magnum, prima come redattrice per passare alle foto nel 1953.
Treviso la omaggia ora con la prima grande retrospettiva italiana - «Inge Morath: la vita, la fotografia», curata da Brigitte Bluml Kaindl, Kurt Kaindl e Marco Minuz - inaugurata il primo marzo scorso e aperta fino al 9 giugno alla Casa dei Carraresi: 170 foto che raccontano i suoi innumerevoli viaggi, le storie, gli incontri, i ritratti delle icone dello spettacolo e della cultura.
«La fotografia è essenzialmente una questione personale: la ricerca di una verità interiore», disse offrendo la chiave per leggere dentro e oltre i suoi scatti. Ingebor Morath (1923-2002), austriaca di Graz, aveva studiato a Berlino e dopo la guerra cominciò a collaborare con alcune pubblicazioni tedesche. Amica di Ernst Haas, suo connazionale, scriveva per lui i testi che accompagnavano i servizi fotografici. Uno di questi fece il giro del mondo: raccontava le donne che alla stazione di Vienna andavano incontro ai reduci di guerra.
La prestigiosa rivista Life voleva assumerlo, ma Haas rifiutò. Accettò però l' invito di Robert Capa che stava avviando la Magnum e lo chiamò a visitare la sede di Parigi. Inge lo accompagnò e fu così che entrò, prima donna, tra i redattori dell'agenzia. Ad anticiparla come fotografa fu nel 1951 l'americana Eve Arnold, chiamata da Cartier Bresson. Capa consigliò a Inge di stare accanto al maestro francese e di fargli da assistente. Promossa nello staff dei fotografi, cominciò nel 1955 la serie dei grandi reportage: Venezia, Spagna, Danubio, Austria, Iraq, Iran, Stati Uniti. Nel 1960 con altri colleghi della Magnum fu a Reno, in Nevada, sul set del film The Misfits, (Gli Spostati) di John Houston su sceneggiatura di Arthur Miller, all'epoca marito di Marilyn Monroe.
Nel 1962 Morath prese il posto della star nel cuore del drammaturgo e lo sposò restandogli accanto tutta la vita. Continuò i suoi grandi racconti di viaggio in Russia e in Cina e il marito le aprì la strada per i ritratti delle celebrità della letteratura, dell'arte e del cinema. Marilyn Monroe, Audrey Hepburn, Picasso, Alberto Giacometti, Alexander Calder, Christina Onassis, André Malraux, Doris Lessing, Stravinskij, Louise Borgeois, Pierre Cardin, Fidel Castro... in mostra a Treviso oltre trenta foto raccontano questo capitolo specifico.
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