Intervista a Lory G, il rapper abruzzese che scala le classifiche. Tik tok, rime senza filtri e cultura

13 Luglio 2026

La scena hip hop cresce: «Sono 100% made in Abruzzo, tra mare e montagna». Parla Lorenzo Rosa (questo il suo vero nome) 

L’AQUILA. È una stagione particolarmente florida per il rap abruzzese. Una fioritura di talenti che non ha precedenti, e uno dei nomi che sta scalando le classifiche delle piattaforme è quello di Lory G, al secolo Lorenzo Rosa, aquilano. Le sue canzoni girano su TikTok, ballate da centinaia di ragazzi e ragazze, ma dietro le rime provocatorie c'è uno studio che sorprende.

Partiamo dalle presentazioni: Lory G è il nome d'arte, ma al secolo chi sei e da dove vieni?

«Mi chiamo Lorenzo Rosa, sono nato all'Aquila. Dopo il terremoto ho vissuto parecchi anni a Pescara, poi sono tornato all'Aquila. Faccio su e giù, ho parenti un po' qua e un po' là: sono 100% made in Abruzzo, tra mare e montagna».

E le cose, a quanto pare, stanno andando bene.

«Al momento non ci si può lamentare. Però non mi ritengo mai arrivato: anche se dall'esterno mi dicessero che sto spaccando, non mi sentirei soddisfatto, perché voglio ottenere sempre di più da me stesso».

L'Abruzzo non è mai stato una terra da grandi nomi del rap, eppure ora sembra esserci una vera scena. Come è cominciata, per te?

«Mi sono avvicinato al rap grazie ai miei cugini più grandi: da piccolo li sentivo ascoltare i classici, Eminem, 50 Cent, la G-Unit, e poi in Italia Fabri Fibra e Caparezza. Da lì ho ampliato il bagaglio, ascolto davvero di tutto. Ho iniziato a scrivere e ovviamente le prime cose facevano schifo, ma è un'evoluzione continua: questo è il bello».

Il brano che ti ha fatto girare sui social, "Pescara (per la...)", parte con immagini volutamente crude, associando le città abruzzesi a parti del corpo femminile. Chi si ferma alle prime righe pensa alla sola provocazione, ma poi arrivano Muzio Scevola e altri riferimenti. Cosa c'è dietro?

«Intanto Teramo non l'ho dimenticata, l'ho messa nel "tacco di Prada", anzi domani sarò un paio di giorni proprio in zona Tortoreto: vivo l'Abruzzo a 360 gradi. Mi piace mescolare un linguaggio diretto — sono fatto così, abbastanza senza filtri — con i riferimenti, perché sono un grande lettore. Anche in un pezzo di qualche anno fa, Sara, che ha un attacco shock, paragono la protagonista all'Olympia di Manet».

Muzio Scevola, Manet: c'è dello studio dietro. Cosa hai fatto?

«Ho una triennale in arte contemporanea, che mi piace davvero».

Molti, nei commenti, si chiedono da dove arrivi tutto questo. Dietro le rime c'è un lavoro che chi ascolta spesso non immagina. Sono state le piattaforme a lanciarti: è andata così?

«Il primo pezzo diventato virale è stato Sara. Prima mettevo i video e non funzionavano, e pensavo di non essere capace. Sara doveva uscire il giorno dopo: ero con il mio produttore e mi disse di farci un video frontale per TikTok. Gli risposi "ma come, non sono famoso, mi vede la gente e non succede niente". Invece il video ha fatto un milione di visualizzazioni e il brano è partito. È andata così per la maggior parte dei pezzi: anche sull'ultimo, uscito il 29 maggio, non avrei scommesso un euro, e in poco più di due settimane ha superato i 50mila utilizzi su TikTok».

Quindi il talento a volte c'è, ma va trovata la via di comunicazione giusta.

«Assolutamente. La musica ormai è un prodotto: è come vendere magliette, offri sempre un pezzo di cotone con una stampa, ma se lo comunichi in un certo modo crei domanda. L'importante è che non sia troppo costruita, altrimenti la gente se ne accorge. La musica deve calzare a pennello sull'artista: io dico certe cose perché sono fatto così. E finché non pubblichi non puoi sapere come andrà: puoi farti tremila paranoie, ma non lo sai».

Vivi l'Abruzzo a 360 gradi, ma molti rapper sono attratti da Milano. Tu?

«Ultimamente mi confronto di più con la realtà milanese, anche perché ho un contratto discografico lì, sto con Universal, e da circa un anno ci vado spesso. Ho bei progetti in arrivo, anche se le carte in tavola cambiano di continuo: hai una cosa pronta e ne esce un'altra più forte. Non c'è mai una mossa certa finché non la fai».

Guccini ha detto che i rapper sono i nuovi cantautori di questa epoca. Sei d'accordo con lui?

«Guccini è intelligente».

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