Isabelle Huppert seducente Eva in un torbido noir

3 Maggio 2018

Battiston terrorista mai pentito in Dopo la guerra Arriva L’isola dei cani, geniale film in stop motion

Le ferite ancora sanguinanti inferte all’Italia dal terrorismo fanno da sfondo a Dopo la guerra, opera prima di Annarita Zambrano passata l’anno scorso a Cannes nella sezione Un Certain regard.
Non è mai stato facile per il nostro cinema confrontarsi con gli anni di piombo, soprattutto trovare la chiave giusta. La regista esordiente sceglie la dimensione familiare, raccontando il privato di Marco (Giuseppe Battiston), ex terrorista non pentito, condannato all'ergastolo e rifugiato in Francia grazie alla Dottrina Mitterrand, la controversa politica del diritto d’asilo praticata oltralpe dall’82 al 2002.
Con essa la Francia si riservava la possibilità di non estradare cittadini di un Paese democratico autori di crimini inaccettabili se la legislazione di quel Paese non corrispondeva all’idea francese della libertà. In particolare il presidente François Mitterrand si riferiva ad alcuni aspetti delle leggi italiane anti-terrorismo. Della Dottrina beneficiarono, tra gli altri, Toni Negri, Cesare Battisti, Oreste Scalzone, Paolo Persichetti, poi estradato nel 2002. Il protagonista del film di Zambrano è da vent’anni in Francia quando, dopo l’omicidio di matrice brigatista di un professore universitario, viene richiesta la sua estradizione. Marco, che non si è mai dissociato dalla lotta armata e ancora straparla a suon di vecchi slogan, viene considerato infatti il regista dell’assassinio.
L’uomo decide di non consegnarsi, trova anzi il modo di fuggire in Sud America con la figlia adolescente Viola. In Italia sua madre, la sorella e il cognato magistrato finiscono al centro dell’attenzione mediatica. Nel cast Barbora Bobulova, Charlotte Cétaire, Fabrizio Ferracane.
La divina Isabelle Huppert è protagonista col bel Gaspard Ulliel del torbido noir di Benoît Jacquot Eva. Tratto da un libro di James Hadley Chase, il film racconta l’imbroglio ordito da Bertrand (Ulliel). Il giovane, badante di un anziano drammaturgo, gli ruba al momento della morte un copione teatrale inedito, attribuendosene la paternità. Dopo il successo della pièce Bertrand è pressato dall’impresario che gli ha versato un ricco anticipo per un nuovo testo. Quando incontra per caso la misteriosa Eva (Huppert), prostituta d’alto bordo, decide di sedurla e usare la sua storia come ispirazione letteraria. Ma Eva non è tipo da lasciarsi manipolare. Fa pensare alla triste attualità, anche italiana, il film Cosa dirà la gente di Iram Haq, 42enne regista e sceneggiatrice norvegese di origine pakistana. A Oslo la 16enne Nisha (Maria Mozhdah) vive una doppia vita: a casa è la perfetta figlia pachistana, quando esce con gli amici è un’adolescente norvegese. Quando il padre (Adil Hussain) la sorprende in intimità col suo ragazzo, la porta contro la sua volontà in Pakistan affidandola a una zia. In un Paese in cui non è mai stata Nisha è costretta ad adattarsi alla cultura dei suoi genitori.
Nel cupo dramma A beautiful day, di Lynne Ramsay, Joaquin Phoenix è Joe, un allucinato veterano di guerra che vive a New York con l’anziana madre malata. Joe fa il mercenario per chi vuole liberarsi di nemici pericolosi ma non ha il coraggio o la capacità di farlo. Il suo ultimo incarico è sottrarre Nina, la bambina di un politico locale, a un giro di pedofili.
In sala da due giorni il geniale L’isola dei cani, film in stop motion del talentoso Wes Anderson (“Moonrise Kiingdom”, “Grand Budapest Hotel”). Nel Giappone del 2037 a causa della contagiosa influenza canina il tirannico sindaco della metropoli Megasaki bandisce i cani dalla città, confinandoli nella discarica Trash Island. Il 12enne Atari parte alla ricerca del suo amato cane Spots. Sull’isola il ragazzino viene aiutato da un branco di nuovi amici a quattro zampe. Omaggio a un Giappone sognato, con rimandi al cinema di Kurosawa e Miyazaki e alle xilografie di Hokusai.
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