“Jakob il Bugiardo”: a teatro le strane vie della speranza

27 Gennaio 2020

AVEZZANO. A volte, è possibile sopravvivere alla dura realtà aggrappandosi alla fantasia. A volte, l’uomo si affida alle menzogne perché sono l’unica verità che possiede. Quelle menzogne che...

AVEZZANO. A volte, è possibile sopravvivere alla dura realtà aggrappandosi alla fantasia. A volte, l’uomo si affida alle menzogne perché sono l’unica verità che possiede. Quelle menzogne che permisero a Jakob Heym di aiutare la sua comunità a guardare avanti. La sua vicenda ha fatto il giro del mondo grazie al romanzo di Jureck Becker, che poi è diventato una trasposizione teatrale e un film con Robin Williams.
Oggi, in occasione della Giornata della memoria, il Teatro Off Limits di Avezzano propone “Jakob il Bugiardo”, un adattamento a cura di Alessandro Martorelli in scena insieme ad Antonio Pellegrini. Le musiche sono a cura di Alessandro “Pepè” Porrini, Alberto Bianchi e il percussionista Carlo Morgante. L'appuntamento è al Castello Orsini alle 21.
Siamo in Polonia, nella Seconda guerra mondiale. Jakob vive in un ghetto ebraico, parte dei residenti sono stati trasferiti ai campi di concentramento, è proprietario di un caffè chiuso da tempo. Un giorno, per non aver rispettato il coprifuoco, si ritrova negli uffici del comando dell’amministrazione tedesca dove, in attesa dell’ufficiale di picchetto, gli capita di ascoltare una radio. Tra fatti di scarso rilievo su un quartier generale nazista, lo speaker a un certo punto annuncia che le truppe tedesche hanno “eroicamente” respinto «l’attacco bolscevico a venti chilometri da Bezanika».
Bezanika… Un paese non certo a due passi, ma nemmeno tanto lontano. Come comunicare agli altri una simile notizia? Dire: «Rallegratevi fratelli, impazzite di gioia, i russi sono giunti a venti chilometri da Bezanika?». E annunciare di aver sentito il tutto al comando nazista, col rischio di passare per una spia? Jakob sceglie un’altra via, la via della menzogna, utile in circostanze in cui non esistono altre strade.
«Ho una radio», confida all’amico Mischa annunciandogli la lieta novella dei russi a quattrocento chilometri dal ghetto. La notizia si diffonde in un baleno. Perfino i bambini, nel ghetto, vengono a conoscenza del grande segreto. La gente si presenta da Jakob, dal possessore di radio Heym, per apprendere ogni dettaglio della liberazione in arrivo.
E Jakob fa trapelare finti bollettini di guerra, inventa avvenimenti e situazioni incoraggianti, perché la speranza rinasca e il ghetto si rianimi. «Anche nella storia di Jakob», commenta Martorelli, «rivediamo l'orrore della segregazione, delle deportazioni e delle esecuzioni, ma la storia parla anche di altro. Parla di illusioni, della forza della speranza, di sperare che le cose cambino, lasciando prevalere l'irrazionale sulla razionalità. E lo fa con leggerezza, con un sorriso piccolo stampato sulle labbra. Le fasi comiche si alternano alle fasi terribilmente drammatiche ponendole così in forte risalto: la tensione, l'ansia, l'ironia, la paura, la letizia si mescolano armonicamente in questo capolavoro terribilmente sottovalutato. E il tutto viene sorretto dalla musica, appositamente scritta per il film tratto dal libro, riprodotta rigorosamente dal vivo».
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