Kathrine e la corsa di tutte le donne

Al Florian in scena “Chilometro–42”: storia della maratoneta Switzer
PESCARA. È storica la fotografia del momento in cui il direttore della maratona di Boston, Jock Semple, sbuca alle spalle di Kathrine Switzer e strattonandola cerca di buttarla fuori dalla corsa, preclusa alle donne. Era il 19 aprile 1967 e Kathrine, iscritta alla competizione indicando solo le iniziali, rimane in gara grazie al fidanzato e allenatore Thomas Miller, che blocca a sua volta Semple permettendo alla ventenne atleta della Syracuse University di finire la corsa.
Vita e battaglia sportiva e femminista di Kathrine Switzer – prima ad aver corso una maratona ufficiale quando le donne erano considerate inadatte alla massacrante disciplina – sono al centro dello spettacolo “Chilometro–42”. È la quarta e penultima proposta della rassegna Femminile Plurale – L’Arte delle Donne, organizzata a Pescara dal Florian Metateatro Centro di produzione teatrale, curatrici Gulia Basel e Chiara Sanvitale. Diretto e interpretato da Angela Ciaburri, scritto da Giovanni Bonacci, “Chilometro–42” va in scena al Florian Espace in via Valle Roveto sabato 16 alle ore 20.45 e domenica 17 marzo alle ore 17.30; a seguire postPlay, momento di incontro tra ospiti e pubblico condotto da Paolo Verlengia. «Ogni conquista femminile è stata frutto di lotte portate avanti dalle donne», sottolinea Basel «Alla Maratona di Boston si cercò di estromettere dalla gara Kathrine e proprio la brutalità di quel tentativo di estromissione ha innescato un meccanismo che ha poi portato alla partecipazione delle donne alle maratone». La partecipazione di Switzer alla corsa di Boston non voleva essere un atto di disobbedienza civile, ma il raggiungimento di un sogno. La sua iniziativa, coraggiosa e all’epoca discussa, ebbe un effetto dirompente, sia sul cammino delle donne nello sport che nella lotta per l’emancipazione femminile. In “Chilometro–42” la figura di Kathrine diventa archetipo di ogni ragazza alla ricerca della propria identità. «La vediamo affrontare i momenti cruciali della vita; le prime esperienze, la ricerca di modelli da seguire, la frustrazione nel non trovarli, la faticosa creazione del proprio percorso. Sarà la sua più grande passione, la corsa, a renderla involontaria eroina nella perpetua battaglia tra maschile e femminile» si legge nelle note di presentazione. «La corsa, già di per sé, contiene metafore che vale la pena raccontare. Ma, attraverso questo personaggio, l’obiettivo è interrogarsi su temi ancora scottanti, quali inclusione, riconoscimento e parità dei diritti», si legge ancora nelle note. «Qui la corsa, più che oggetto della messa in scena, diventa allegoria». La pièce vive lungo tre piani narrativi, in cui si avvicendano diversi personaggi, interpretati tutti da Ciaburri. Accompagna la musica dal vivo di Munendo in collaborazione con Superficie e Matteo Santilli, supervisione partiture sceniche Erika Puddu.

