Knopfler: io autodidatta, suono come un idraulico

Il chitarrista fondatore dei Dire Straits a Cesena. Il 16 novembre esce il suo nono album da solista
CESENA. Il suo stile inconfondibile e i suoi riff funambolici fanno storia da oltre 40 anni. Eppure lui, Mark Knopfler, anima e fondatore dei Dire Straits lasciati per intraprendere la carriera solista a metà degli anni Novanta, con disarmante naturalezza, afferma di suonare la chitarra «come un idraulico».
«Sono un autodidatta e facevo un po’ di tutto», racconta Knopfler a Cesena, ospite di Imaginaction, Festival del videoclip. «Ho imparato a muovere le dita sulle corde nei club folk: mi esibivo con la chitarra acustica perché non potevo permettermi un amplificatore per quella elettrica. Se sbaglio, sappiate che non ho mai preso lezioni: anzi, a vedermi un insegnante di chitarra scapperebbe inorridito», racconta tra il serio e il faceto al folto pubblico ipnotizzato. Ma la musica, aggiunge convinto l'artista inglese, «come ogni musicista degno di questo nome sa, è infinita, continua, universale».
In un’intervista Sting raccontò che in Money For Nothing Knopfler, alla ricerca del suo suono unico e particolare, alzò al massimo gli alti della chitarra e abbassò al minimo i bassi. «Ma no, non è vero. Forse era ubriaco, ma non dite che l'ho detto», ride Mark e rimane il dubbio su chi dei due non sia stato sincero.
Nella sua visione non elitaria, i generi si mischiano, gli strumenti si fondono. «Suono spesso con ragazzi che suonano il violino o il flauto: arrivo io con un bel pezzo di chitarra e la cosa non mi disturba affatto. L'elettronica? Non mi preoccupa il futuro dell’acustico. Vedo ancora molti giovani interessati. E per la chitarra vedo un futuro radioso. Non per me, ma per la chitarra sì». Il passaggio in Italia di Knopfler («Oh l'Italia! Io amo l'Italia, amo tutto quello che riguarda l’Italia. Mi piace il Nord, il Sud, il Centro, la Sicilia, il vino, il cibo... e ovviamente mi piacciono le motociclette») è l’occasione per presentare il nuovo disco, il nono da solista, Down the road wherever, in uscita il 16 novembre: 14 brani ispirati a temi e momenti diversi, compresi gli inizi a Deptford con i Dire Straits.
«Ho scritto davvero troppo, è troppo lungo», si scusa. Il titolo è mutuato da un verso del brano One song at a time. «È una frase del mio amico Chet Atkins che mi è sempre rimasta impressa. Diceva che era riuscito a lasciarsi la povertà alle spalle, “una canzone alla volta”».
Una sorta di incoraggiamento in un momento storico difficile per molti. «Sì, tutte le canzoni rispecchiano questa idea, e in particolare Good on you son, che è una celebrazione delle persone che hanno avuto successo nella vita partendo dal nulla, perché bisogna celebrare e non criticare». In 40 anni di musica, Knopfler ha spaziato, sperimentato (ha prodotto altri artisti, scritto colonne sonore tra cui l’indimenticabile Local Hero). «Ho fatto tante cose per avere una vita più interessante. A volte ti trovi incastrato nelle serate, mentre io volevo allargare i miei orizzonti. Devo confessare, però, che ho sempre pensato di non riuscire, ho sempre dubbi». (c.f.)