Kounellis, il profeta dell’Arte povera

18 Febbraio 2017

Il maestro greco è morto all’età di 80 anni. Espose anche in Abruzzo

ROMA. Maestro indiscusso dell'Arte povera, Jannis Kounellis è morto, giovedì sera, all'età di 80 anni a Roma, la città che, dopo aver lasciato la Grecia a soli 20 anni, aveva scelto per vivere, lavorare, creare le sue opere provocatorie, spiazzanti, destinate a far discutere, a rivoluzionare il mondo dell'arte italiano e internazionale. Sue opere sono state esposte anche in Abruzzo, alla rassegna di arte contemporanea Fuori Uso e nella galleria Vistamare di Benedetta Spalletti a Pescara.

Nato in Grecia, al Pireo, nel 1936, a vent'anni Kounellis arrivava a Roma per studiare all'Accademia delle Belle Arti e nella città eterna ha iniziato a costruire la sua lunga e fortunata carriera. Anche se ha continuato a parlare di sè come di un pittore, lasciando qualche perplessità negli interlocutori, Kounellis è stato soprattutto l'autore di installazioni e performance memorabili, capolavori riconosciuti dell'arte contemporanea, dai cavalli legati alle pareti della galleria L'Attico (1967) alla famosa Porta chiusa di San Benedetto del Tronto (con successive, straordinarie versione a Roma, Londra, Colonia) ai buoi macellati di Barcellona ('89). E poi il fuoco, i labirinti, i sacchi, il carbone, il ferro, le farfalle, i cocci dei villaggi cinesi, una tappa dopo l'altra di una avventura creativa entusiasmante. Ogni volta vere e proprie scenografie costruite tra materiali d'uso ed elementi mitici e simbolici, in cui il visitatore diventava protagonista. Una poetica la sua che si è quasi sempre espressa in grandi dimensioni.

«Non ho il senso del cavalletto», diceva l'artista forse con un filo di ironia. Quella misura perfetta per appendere alle pareti (stravolta però dalle tele smisurate di Pollock, ammirate per la prima volta in Italia alla mostra della Galleria nazionale d'arte moderna del '58) esprimeva «un sentimento privato, mentre le installazioni sono pubbliche, visto lo spazio che occupano».

Deluso profondamente negli anni '70 dal fallimento delle potenzialità innovative dell'Arte povera, inghiottita suo malgrado dalle dinamiche commerciale, nei decenni successivi Kounellis ha saputo con una rinnovata consapevolezza ritrovare la primitiva propensione all'enfasi monumentale. Nel 2004 celebra con una sua installazione allestita nella Galleria dell'Accademia di Firenze i cinquecento anni dalla creazione del David di Michelangelo. Nel 2011 è alla Biennale di Venezia, ma anche in Cina per una serie di mostre dove ha presentato un suo straordinario lavoro: una scrittura fatta con frammenti di antica porcellana, quali ideogrammi concreti che si inseguono linea dopo linea in venti lamiere monumentali. Lo scorso anno, le Monnaie di Parigi hanno ospitato una sua ampia retrospettiva.

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