L’Abruzzo dei Bianchi nell’olimpo dei vini

Il Trebbiano Valentini e il Pecorino di Terra dei Beati fra le 50 migliori bottiglie d’Italia ai premi Biwa. Menzione per Vigna di Popoli
di Daria De Laurentiis
La rivincita dei bianchi d'Abruzzo. Sarà un caso oppure un segnale ben preciso da tenere bene a mente, ma al Biwa (Best italian wine awards) che ha celebrato, lunedì scorso, i 50 migliori vini d'Italia, a rappresentare l'Abruzzo, terra dei parchi e del Montepulciano, sono stati tre vini bianchi: il Trebbiano d’Abruzzo Valentini, annata 2012 (decimo posto nella classifica), il Pecorino di Torre dei Beati che conquista il 29° posto con l'etichetta “Bianchi grilli (per la testa)” del 2013, prodotto da Fausto Albanesi, e una menzione speciale per il Trebbiano Vigna di Popoli 2013 dell'imprenditore veronese, ma abruzzese d'adozione, Leonardo Pizzolo.
I bianchi d'Abruzzo si sono distinti in mezzo a un fiume di Barolo e di premi arrivati a regioni best-seller di vino come Piemonte e Toscana. Il primo classificato è difatti proprio un barolo, il Monprivato docg del 2010 del Piemonte prodotto da Giuseppe Mascarello e figlio. Ma il risultato abruzzese viene letto con molto entusiasmo.
«Questo premio ci gratifica enormemente», commenta Francesco Valentini, «ma la cosa che ci riempie di gioia è che sono stati premiati tre bianchi abruzzesi, una novità questa, in una terra di vini rossi come l'Abruzzo, che rappresenta una pagina nuova nel panorama enoico regionale».
«Le tre aziende premiate, tutte artigianali», prosegue Valentini, «fanno inoltre tutte parte della nuova associazione E' Abruzzo che valorizza la filiera corta del settore enologico, ma anche altri prodotti di eccellenza. Negli ultimi 15 anni l'Abruzzo sui vini ha fatto tantissimo, quello che ci differenzia da regioni come Toscana e Piemonte è un nome consolidato, ma la qualità ce l'abbiamo già. Dobbiamo solo farci conoscere, valorizzarci, sia come aziende artigianali che industriali: due facce delle stessa medaglia».
E che sia ora di investire sul bianco e accelerare sulla qualità lo dice con convinzione anche Adriana Galasso, presidente di E' Abruzzo e alla guida dell'azienda famigliare Torre dei Beati. «Bisogna lottare per far riportare l'imbottigliamento in Abruzzo, che è l'unica cosa che ci differenzia in termini di qualità sui mercati nazionali ed esteri», commenta. «Non è un caso se sono state premiate tre aziende del pescarese nella cui provincia c'è una sola cantina sociale. Bisogna tornare alla qualità, ad una filiera tutta abruzzese di produzione e imbottigliamento. Se pensiamo che il 70% del vino prodotto in Abruzzo viene imbottigliato fuori allora capiamo perché altre regioni ci superano. E con vitigni come il Pecorino, con caratteristiche tecniche eccezionali, si può pensare di cambiare il disciplinare, farlo diventare solo doc e non anche igt in modo che la filiera si accorci, la qualità si esalti e che il Pecorino non faccia la stessa fine del Montepulciano. Abbiamo piantato questo vitigno nel 2005, una sorta di scommessa. Siamo fieri del premio raggiunto, ma sappiamo che passa attraverso una cura certosina del dettaglio. Le nostre uve, ad esempio, passano su un tapis roulant bianco e i grappoli vengono girati a mano uno ad uno. Mio marito, ingegnere, Fausto Albanesi, ha creato il Grilli per la testa, frutto di amore, passione e dedizione».
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