L’Abruzzo di Cartier-Bresson rivive a Rovigo

Grande monografica sul lungo rapporto del maestro francese con l’Italia: in primo piano gli scatti realizzati a Scanno
L’occhio infallibile per il dettaglio, lo sguardo pronto a cogliere l’eternità, l’innata sensibilità per la forma e lo spazio: Henri Cartier-Bresson (Chanteloup-en-Brie, 1908 – Montjustin, 2004) fu maestro nell’immortalare la realtà storica e sociologica, traducendola in un linguaggio semplice e immediato come la fotografia.
All’inizio per lui ci fu la pittura e si appassionò al surrealismo. Ma la frustrazione per gli scarsi risultati come pittore lo spinsero presto verso la fotografia. Anche se poi ebbe a dire: «In realtà la fotografia di per sé non mi interessa proprio; l'unica cosa che voglio è fissare una frazione di secondo di realtà». E della fotografia fu maestro, tanto da essere definito “l’occhio del secolo”, per la capacità di raccontare il mondo esattamente com’è, unendo l’arte della fotografia al linguaggio realistico del giornalismo.
La passione per la fotografia portò Cartier-Bresson a viaggiare in tutto il mondo, dall’America all’Asia e all’Est Europa, dove fu il primo fotografo a raccontare la vita del Dopoguerra in Unione Sovietica.
In Abruzzo arrivò nei primi anni Cinquanta, rimanendone particolarmente colpito. A Scanno realizzò meravigliosi scatti in bianco e nero, in cui ritrasse le donne negli abiti tradizionali. Poi i paesaggi, le vie del paese, le case arroccate.
All’arte di Henri Cartier- Bresson viene reso omaggio in una grande monografica allestita dal 28 settembre al 26 gennaio a Palazzo Roverella di Rovigo. La mostra, incentrata sul lungo rapporto tra il maestro francese e l’Italia, è organizzata in collaborazione con la Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi e la Fondazione Camera-Centro Italiano per la Fotografia di Torino, con la curatela di Clément Chéroux e Walter Guadagnini, direttori delle due fondazioni. Per la prima volta viene documentato in maniera esaustiva e approfondita il rapporto tra il fotografo e l'Italia attraverso circa duecento fotografie e documenti come giornali, riviste, volumi, lettere. Un amore, quello per l’Italia, iniziato prestissimo, già negli anni Trenta, e proseguito sino al momento in cui Cartier-Bresson abbandona la fotografia, negli anni Settanta. Scandita cronologicamente, la mostra inizia con il primo viaggio italiano avvenuto all'inizio degli anni Trenta da un giovanissimo Henri con l’amico poeta e scrittore, André Pieyre de Mandiargues, e la sua compagna, la pittrice Leonor Fini. Nel 1947 fu tra i fondatori della storica agenzia Magnum.
Il secondo viaggio è quello dal 1951 al 1953 tra l’Abruzzo e la Lucania, terre di grande interesse culturale, sociologico e quindi fotografico. Figura centrale è lo scrittore e pittore Carlo Levi, riferimento fondamentale per i tanti fotografi italiani e stranieri che si muovono tra Matera e i paesi del territorio. Particolarmente interessanti, anche dal punto di vista storico, le immagini della distribuzione delle terre, momento cruciale nella storia del Paese. Divenuto ormai una leggenda vivente, Cartier-Bresson ritorna a più riprese in Italia tra gli anni Cinquanta e Sessanta realizzando servizi per le grandi riviste illustrate dell'epoca, tra cui Holiday e Harper's Bazaar. I diversi scatti realizzati a Roma restituiscono il clima di quegli anni e la specificità di un paese non ancora omologato alla dominante cultura proveniente da oltreoceano.
Composta di opere vintage provenienti dalla Fondation Cartier-Bresson, la mostra ha i suoi ultimi sviluppi nelle immagini dei primi anni Settanta scattate a Matera vent'anni dopo e in quelle dedicate al mondo del lavoro industriale, tra Olivetti e Alfa Romeo. L’evento è promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Comune e Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo.