L’Abruzzo nelle opere dei Badeschini

Al MundA mostra monografica sugli artisti aquilani, padre e figlio, del XVII secolo
L’AQUILA. I colori, il sacro, l’identità a cavallo di secoli e generazioni. Una mostra dedicata a Giulio Cesare Bedeschini (1582-1627) e Francesco Bedeschini (1626-1699), padre e figlio, pittori aquilani del XVII secolo, sarà al MundA – Museo nazionale d’Abruzzo a Borgo Rivera, dal 1° dicembre al 3 marzo 2024. Un’iniziativa portata avanti in collaborazione con l’Università dell’Aquila e la Fondazione Carispaq. Punto di partenza è stata una piccola raffinata esposizione sul solo Giulio Cesare, che si è tenuta nel 2013 a Colonia, che ha consacrato la fama di questo disegnatore a un vasto pubblico, per ampliarsi con la possibilità di confrontare i disegni dell’artista aquilano con le opere pittoriche e giunge ad allargare lo sguardo, attraverso il figlio Francesco, a tutto il XVII secolo.
Si tratta del primo evento monografico dedicato in Italia ai due artisti e, dopo un progetto di ricerca pluriennale e condiviso tra gli organizzatori, approfondisce temi capitali della cultura abruzzese del XVII secolo: le ventate artistiche che giunsero da Firenze e Roma sino alle pendici del Gran Sasso, l’arte controriformata prima, il disegno d’ornamento e l’invenzione barocca poi, sono le istanze culturali portate avanti da questa famiglia di pittori che dominò incontrastata la scena all’Aquila, città dove il loro capostipite scese al seguito di Margherita d’Austria (1572) dai domini di Parma e Piacenza.
Uno sguardo in bianco e nero sul Seicento centro-italiano attraverso circa 70 opere, anche in bianco e nero, perché la mostra è principalmente di disegni e stampe, oltre che di dipinti, maioliche e documenti. Per l’occasione il MundA ha restaurato quattro grandi opere custodite nei depositi – San Giacomo Maggiore, Madonna del Rosario, San Trofimo di Arles, Ritratto di Agatone I – e ha acquisito il disegno Madonna del Carmine con Santi, eseguito da Giulio Cesare con inchiostro bruno acquerellato e tracce di matita nera e rossa, costruito attraverso la caratteristica tecnica del montaggio di ritagli di fogli.
L’esposizione è volta infatti a mettere in risalto da un lato la tecnica del “cut & paste”, una sorta di taglia e incolla che consiste nel progettare prove grafiche attraverso la giustapposizione di ritagli di carta disegnati, sviluppatasi soprattutto in Toscana quale pentimento, che diventa in Giulio Cesare pura invenzione, collage. Dall’altro il ruolo del figlio Francesco, artefice barocco a tutto tondo, inventore, architetto, direttore del teatro, uomo di governo, che ci ha restituito, attraverso molteplici fogli e studi – pochi rispetto ai 131 libretti e album citati nel suo testamento e oggi dispersi – la visione di una città che fu spazzata via dal terribile terremoto del 1703. Soffitti, vele, volte, lunette, altari, portali, finestroni, camini, ma anche apparati effimeri, mobili, cartelle decorative erano il suo bagaglio.
Alla presentazione, nell'Auditorium della Fondazione Carispaq, i curatori Michele Maccherini, Luca Pezzuto, Simonetta Prosperi Valenti e Federica Zalabra, il rettore Univaq, Edoardo Alesse, l’assessore comunale Paola Giuliani e il presidente dell'assemblea soci della Fondazione Carispaq, Fabrizio Marinelli. «Arriveranno opere da tutta Europa», ha assicurato la direttrice del Munda Zalabra, «ma anche da fuori Europa, perché le opere dei Bedeschini sono andate a finire in collezioni soprattutto tedesche, ma anche inglesi. Avremo modo anche di vedere le nostre opere, del Munda, che erano nei depositi e che sono state restaurate appositamente per la mostra e, per l’occasione, abbiamo acquistato un disegno di Giulio Cesare Bedeschini che farà bella mostra di sé all’interno dell’esposizione». (fab.i.)

