L’Abruzzo re del Carnevale di Venezia

12 Febbraio 2022

Nel cartellone lagunare lo spettacolo “Frappiglia alla corte di Pantalone” del regista guardiese Di Cocco 

GUARDIAGRELE. A cavallo tra mondo di qua e aldilà, un po’ demone un po’ angelo, un po’ contadino un po’ morto di fame. Capace di vendersi la vita per un piatto di pasta, ma con la protezione di Sant'Antonio e della “vàttasciòrve” , il lungo bastone da questi avuto in dote, scanserà il pericolo di finire all’inferno. È la parabola di Antonio De Sorte detto Frappiglia, maschera della commedia popolare dell’entroterra teatino pronta a irrompere al Carnevale di Venezia con il suo racconto di abruzzesità.
Da oggi e fino al 1° marzo il personaggio codificato dall’attore e regista guardiese Fabio Di Cocco, anima del Teatro del Giardino Tfa, sarà una presenza fissa nel cartellone allestito dalla città lagunare, con lo spettacolo “Frappiglia alla corte di Pantalone”, una coproduzione di Teatro del Giardino di Guardiagrele e Teatro dell’Aventino di Palena con il marchio Teatri Montani. L’idea originaria di dar vita a un personaggio tipicamente abruzzese legato alla commedia dell’arte, risponde alla mancanza in Abruzzo di una maschera storica che la caratterizzasse e ne custodisse nel tempo gli usi e i costumi, racconta Di Cocco.
Il nome Frappiglia è il risultato dell’unione di “fra'”, da frate, dunque fratello, e “piglia”, da pigliare in quanto gesto di cortesia. Più in generale, il nome Frappiglia racchiude il carattere del personaggio per sua natura altruista, portato a pigliarsi addosso i problemi degli altri per cercare di risolverli, tanto da avere acquisito anche la fama di essere un taumaturgo o, più grossolanamente, una specie di stregone. In effetti la vicenda personale di Frappiglia lo porta a conoscere giovanissimo la morte che lo coglie in un momento di disperazione legata all’atavica fame. Contrariamente a Pulcinella che in ogni avventura uccide la morte a bastonate, Frappiglia la cavalca letteralmente e, nella rappresentazione iconografica proposta a seguito della ricerca, l’immagine è quella di una figura della morte con la sua minacciosa falce, costretta a portare sulle spalle il pesante fardello di Frappiglia.
La sua natura un po’ demoniaca ed un po’ angelica gli fa incontrare la potente figura di Sant’Antonio Abate che ne diventa il protettore e gli dona l'iconica “vàttasciòrve”. Altro elemento fondamentale è l'amoreper la bella Mariuccia, donna dai tipici tratti abruzzesi, vestita con il “cutolo”, la lunga gonna a pieghe tipica delle zone montane, e adornata con “presentosa” e “sciacquaije”, gioielli dell’antica tradizione orafa abruzzese.
L’universo di Frappiglia si contorna anche di altri personaggi che rappresentano i vari aspetti della natura umana: il subdolo Baloscio, il gendarme prepotente Rotella, e il cane umanizzato nella figura dell’affamato brigante Tritapepe. All’origine di tutto, rivela l'attore e regista guardiese, vi è la collaborazione di Tfa di Guardiagrele con il maestro partenopeo di guarattelle Gaspare Nasuto. In tre anni di lavoro si è cercato di realizzare dapprima uno spettacolo di burattini tradizionali abruzzesi, poi un canovaccio di teatro tradizionale popolare messo in scena con il Teatro dell’Aventino di Palena. «Lo studio», racconta Di Cocco, «si è incentrato particolarmente sulla tradizione orale e sulla forma cosiddetta del Teatro di stalla, espressione artistica in forma arcaica che trovava nei secoli scorsi la sua massima realizzazione all’interno delle stalle, luoghi dove famiglie e piccole comunità socializzavano nelle sere d’inverno. Il carattere di Frappiglia vive dell'esperienza contadina e pastorale attraverso l’uso dell'idioma regionale e la continua citazione attraverso la mimica e la prossemica di caratteri appartenenti proprio a quel mondo bucolico. Nello spettacolo presentato in Laguna, Frappiglia (Di Cocco) è accompagnato da Enza Paterra (Mariuccia) e da Francesco Pulsinelli (Baloscio).