«L’acqua preferiamo berla»

11 Giugno 2019

L’azienda abruzzese di jeans per il risparmio al Pitti di Firenze

SILMONA. «Noi l'acqua preferiamo berla!». È con questo slogan che Don The Fuller, il marchio di jeans di alta qualità, tutto Made in Abruzzo, con sede legale a Sulmona e stabilimento a Corropoli in provincia di Teramo, aprirà il suo stand con le ultime novità della collezione Primavera/Estate 2020, al Pitti Immagine Uomo 96 in programma da oggi fino al 14 giugno nella Fortezza Da Basso a Firenze.
In fortezza e in città con sfilate delle grandi griffe di moda, feste vip, cocktail party, visite guidate e appuntamenti aperti a tutti. Una kermesse che vedrà la presenza di operatori del settore della moda che arriveranno da ogni parte del mondo. E in questa occasione Don The Fuller ha pensato di lanciare un messaggio contro l’utilizzo indiscriminato dell’acqua nel mondo del fashion.
Da un recente summit delle Nazioni Unite è venuto fuori che la fashion industry è la seconda dopo il petrolio per emissioni globali e consumo di acqua. Pensate che per fare un solo paio di jeans occorrono 11mila litri di acqua dalla nascita della pianta di cotone al capo finito.
In accordo con Fonte Smaraldina, Don The Fuller ha deciso di distribuire delle scatole del bene più prezioso durante tutti i giorni del Pitti: oltre 10 mila tetrapak facendoli trovare nelle camere dei migliori alberghi di Firenze tra cui il Grand Hotel Baglioni e lo Studenti Hotel”con su scritto il messaggio “Noi l’acqua preferiamo berla”. Don The Fuller con 0 water wash adotta un processo certificato e pensato che abbatte fino al 95% l'uso di acqua.
«Don The Fuller unica azienda fashion a essere invitata al tavolo dei grandi nel primo summit internazionale delle acque a Roma dove erano presenti i maggiori rappresentati dei bacini lacustri e fluviali del mondo, già da tempo ha cercato di intervenire nella fase di produzione controllata creando processi innovativi a minor impatto ambientale», spiega l’amministratore delegato di Don The Fuller, Mauro Cianti. «La soluzione definitiva non è univoca né immediata. Vedo due leve per migliorare il problema: una è la consapevolezza del consumatore; noi aziende abbiamo l'obbligo di informare il mercato; l'altra è l'uso della tecnologia per sensibilizzare e trovare soluzioni innovative in tutta la filiera di produzione, collaborando di più per creare acceleratori esponenziali che insieme migliorino la sostenibilità da più fronti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA