L'addio alla Fracci, inno alla bellezza della danza

30 Maggio 2021

L'abbraccio di Milano. Meyer, sovrintendente della Scala: «La ricorderemo con qualcosa di bello»

MILANO. «Con l'arte della danza, ha dimostrato come il corpo può trasmettere messaggi di amore». Sono le parole che l'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha voluto sottolineare nel suo messaggio ai funerali della étoile della Scala Carla Fracci, morta venerdì a 84 anni, celebrati in una giornata di lutto cittadino per Milano. Parole ripetute anche nell'omelia del vescovo Gianni Zappa. «La danza dell'animo ha generato in lei capacità di esprimere la bellezza della vita e l'eleganza del linguaggio del corpo», ha detto, «un invito a ingentilire gli animi nostri a non cedere a superficialità e apparenze».
Ma l'appello più accorato è arrivato dal marito Beppe Menegatti, circondato dall'affetto del figlio Francesco e dei nipoti, che prima e dopo le esequie, si è lasciato abbracciare e circondare dall'affetto di tutti. «La danza è più viva che mai, ma bisogna amarla, custodirla rispettarla», ha ripetuto, «perché è una di quelle arti che salverà il mondo».
Lascia una eredità leggera come la sua danza sulle punte, Carla Fracci, che oggi è uscita di scena con l'eleganza, l'affetto, l'amore, il rigore e l'umiltà che l'hanno resa uno dei personaggi più amati degli ultimi decenni. Al suo funerale è arrivato anche il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, che dopo aver rivolto le condoglianze ai familiari, si è seduto in prima fila insieme al sindaco Giuseppe Sala, con la fascia tricolore. «Ho assistito a tanti funerali in questi cinque anni, ma non ho mai visto una comunità stringersi così», aveva detto poco prima Sala. Tanti infatti i milanesi radunati davanti al sagrato per salutare con un applauso il feretro ricoperto da fiori bianchi. In chiesa posti contingentati per i familiari, le autorità, le maestranze della Scala, i compagni di lavoro vecchi e nuovi, da Pino Vescovo, primo ballerino della Scala negli anni '70, a Roberto Bolle, da Luciana Savignano alle attuali étoile Nicoletta Manni e Martina Arduino. «La danza va rispettata come rispettavamo la signora Fracci», ha detto Eleonora Abbagnato, talento scoperto proprio dalla danzatrice milanese, ora direttrice del Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma. «In questo momento difficile gli artisti sono stati un pò dimenticati ma lei ha sempre difeso la nostra arte. Era unica, quando entrava lei c'era un silenzio infinito, faceva vibrare tutti noi». Commosso il sovrintendente della Scala Alessandro Meyer, che ha annunciato che il teatro ha intenzione di fare qualcosa «di molto bello e importante» per Carla Fracci. Presenti anche l'attore Ferruccio Soleri, storico Arlecchino, e la regista teatrale Andre Ruth Shammah. Numerose le corone di fiori. Oltre quelle inviate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dalla presidenza del Consiglio, hanno mandato un loro omaggio anche Agnese Landini e Matteo Renzi, Giorgio Armani, Lavinia Biagiotti Cigna, l'associazione Maria Antonietta Berlusconi, i ballerini di Roma 2000/2010. Il rito è cominciato e finito sulle note di Verdi. Il ricordo è stato affidato all'amico scrittore Paolo Maria Noseda. Mentre Giovanni Nuti ha letto un brano di padre Alberto Maggi: «quando volete ricordarmi per favore non dite mai “la povera Carla”, ma “beata Carla”. E ora regalatemi il vostro sorriso e ricordatemi con il mio». «Sei stata spesso fraintesa come capita a coloro che non hanno filtri nel difendere ciò che considerano sacro, ma infine» ha concluso Noseda, «hai sempre vinto tu».