L’affaccio vertiginoso sulla valle dell’Avello

17 Novembre 2019

Il trekking emozionante che porta alle Gobbe di Selvaromana

Uno dei trekking più emozionanti e multiformi della Maiella orientale è quello che porta alle Gobbe di Selvaromana dal Balzolo di Pennapiedimonte, un belvedere vertiginosamente affacciato sulla valle del torrente Avello. Questo splendore è la confluenza di due profonde e selvagge vallate: Valle di Selvaromana che si origina dal crinale di Scrimacavallo e la Valle dell’Inferno che scende dalla sella della Carozza.
Osservare dalla strada sterrata che parte dal Balzolo e costeggia il torrente (sentiero G2) così tanti profili di montagne e abissi verdissimi con acqua scrosciante, è superlativo. Si cammina per più un’ora e mezzo sulla carrareccia con i crinali più alti che fanno da sfondo a Nord, meravigliosi con la neve, circondati da ampie valli dove ancora echeggiano le storie dei pastori e le colorate e rare salamandre in primavera-estate. Si oltrepassa l’area pic-nic del Linaro e, poco dopo, si guada il torrente per iniziare a salire un ricco bosco di fustaia e faggete. Il sentiero si inerpica sulla ripida Costa dei Cantoni che a metà salita (1.380 m) ci regala un affaccio grandioso sull’abisso della Valle dell’inferno: verde e impenetrabile allo sguardo. Si riprende il cammino nel bosco che d’estate può essere molto caldo, muovendosi tra rocce ricoperte di muschio, funghi e fiori e in circa 2,45 ore dalla partenza si è a 1.630m sulla radura della prima “gobba” (stazzitèllë) dove la parete Nord delle Murelle ci rapisce lo sguardo e pure il cuore. La vegetazione è davvero singolare perché sembra spaccare a metà il crinale: da una parte faggi, dall’altra la mugheta, d’autunno il giallo si contrappone al verde intenso. Basterebbe questo magnifico quadro a farci fermare, ma si va su ancora a conquistare tutte le “gobbe” zigzagando nella pineta, fino ad incontrare la seconda, a 1.846 m, designata col nome “lu cùllë mmèzzë”.
Si entra e si esce dalla pineta “inciampando” su enormi formicai dove corrono milioni di laboriose formiche e si scende ad una sella per poi risalire sulla gobba più alta, 1.931m, e siamo di fronte al Monte Cavallo (3,30 ore). Qui ci fermiamo per la sosta del panino mentre dalle varie insenature brecciose dell’anfiteatro delle Murelle scendono agili branchi di camosci, anche d’inverno quando le ciaspole ci portano sulla soffice neve della Maiella.
Dal crinale si diramano sentieri secondari oramai in disuso che portano a sorgenti e grotte: sarebbe magnifico rendere di nuovo visitabili a tutti quei luoghi e lo spero davvero. Con la neve è preferibile ridiscendere per la stessa via, altrimenti il consiglio è di salire ancora e dirigersi verso Scrimacavallo. Da qui si affaccia curioso il maestoso Monte Focalone, lunghissimo il Pescofalcone e quando arriviamo sul sentiero “P” vien voglia di raggiungerli, ma non c’è tempo. Ce ne andiamo verso Est a goderci il facile ritorno al Blockhaus. Percorreremo 4,5 km facili e rilassanti per approdare al Rifugio Pomilio, a 1.880m dove ci aspetta “il terzo tempo” e la seconda automobile che avevamo lasciato proprio qui. La magia della Maiella ci ha accompagnato dai borghi caratteristici fino ai piedi delle vette più alte e poi in vista del mare: un viaggio che porta con sé l’anima dell’Abruzzo.
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