L’amicizia tra Lina Wertmuller e l’Abruzzo

11 Dicembre 2021

Oggi l’addio alla regista. Il ricordo di Consoli, docente a Chieti: «Quando sul set mi strigliò per bene»

«Don Pa', vi volete guadagnare la centomila lire?». È così che don Paolo, parroco ai Quartieri spagnoli di Napoli, accettava l’imprevedibile invito a fare da comparsa nella scena della processione, rivoltogli in tono «serafico» dalla «atea, socialista e anticonformista» Lina Wertmuller durante le riprese di “Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti”, film girato nel 1985 dalla regista premio Oscar, sceneggiatrice e scrittrice italiana scomparsa giovedì a Roma a 93 anni (la camera ardente allestita in Campidoglio è stata aperta ieri e a rendere omaggio alla regista tra gli altri, oltre alla figlia e al nipote Massimo, Dacia Maraini, l’attore Sergio Assisi, visibilmente commosso, il ministro Franceschini, le attrici Milena Vukotic e Veronica Pivetti. Nella sala è proiettato il documentario “Dietro gli occhiali bianchi”. I funerali oggi alle 11,30 alla Chiesa degli Artisti). Il ricordo è di Gian Piero Consoli, storico del cinema e docente all’università di Chieti, all’epoca neo diplomato del Centro sperimentale di cinematografia, dove insegnava la Wertmuller, della quale sarebbe diventato, appena diplomato, «assistente volontario alla regia». Proprio di quel film, “Un complicato intrigo...”, storia di mamme coraggio che ammazzano gli spacciatori per proteggere i propri figli. «Un personaggio formidabile, Lina» racconta Consoli. «Sul set era un sergente di ferro, tostissima e incazzusa quasi dovesse dimostrare una volta di più in quanto donna, la sua intransigenza, il suo rigore. Fuori dal set, una persona deliziosa e dai mille interessi, amava la musica e scriveva canzoni, amava la letteratura e la pittura, con lei non ti annoiavi mai».
«Mio compito nel film», prosegue Consoli, nato a Napoli e pescarese di adozione, «era di tenere per il braccio un carabiniere reclutato come comparsa, e al segnale convenuto farlo andare verso la cinepresa. Dopo 6 ore di preparazione della scena ho pensato bene di assentarmi per una sigaretta, proprio nel momento in cui Lina dava il motore: azione! Al mio rientro, appellandomi per nome, mi ha incenerito davanti a tutti, dicendo che il cinema è fatto di lacrime e sangue ed esige pazienza. E di non pensare che ero lì giusto per stare a guardare, e cose di questo tipo. Risultato fu che dal giorno dopo sono diventato visibile, tutti sapevano quale era il mio ruolo: Gian Piero assistente di Lina, mentre fino a quel momento ero nessuno, uno studente di cinema che voleva stare lì a guardare. Nel 2010, Lina venne a San Giovanni Teatino per presentare il suo libro autobiografico e nella copia che mi regalò scrisse “A Gian Piero col pensiero al famoso carabiniere”, episodio che ricordava perfettamente», ricorda ancora l’esperto di cinema. «Mi parlava della spiaggia di Francavilla, dove andava in vacanza, e di San Silvestro, che frequentava per via della grande amicizia col barone Giuseppe “Buby” Durini che viveva lì, e poi con sua moglie Lucrezia De Domizio. Tanto erano amici che li mise nella scena dei vip che giocano a poker sullo yacht in “Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto”. Nel filmi compare anche Rasputin, il cane, un basset hound, di Buby e Lucrezia» rivela Consoli. «Lina venne poi in Abruzzo nel 2014, finalista al Premio d Penne-Mosca con il suo libro “Tutto a posto e niente in ordine”».