L’amore secondo Mogol e Battisti Paranze e Mamme

Un musical con Laura Chiatti e Michele Riondino fa rivivere l’incanto delle canzoni anni Settanta
Per San Valentino, festa degli innamorati, la distribuzione italiana manda in sala film d’amore in tutte le sfumature, a partire dal musicale “Un’avventura” di Marco Danieli, con Laura Chiatti e Michele Riondino che cantano e ballano le canzoni di Lucio Battisti. Quelle magnifiche e indimenticabili della collaborazione con Mogol, supervisore artistico dell’operazione, nei nuovi arrangiamenti di Pivio e Aldo De Scalzi. Da “Acqua azzurra, acqua chiara” a “Dieci ragazze” al pezzo che dà il titolo al fime e tanti altri successi sempreverdi, fissati nella memoria collettiva e evocativi di un’epoca: gli anni Settanta, in cui nasce la storia d’amore tra Matteo (Riondino) e Francesca (Chiatti).
I due ragazzi scoprono l’amore, si perdono, si ritrovano, si rincorrono, ognuno inseguendo il proprio sogno: lei l’emancipazione, lui la musica. Francesca seguendo il richiamo dei movimenti, giovanile e femminista, che stanno cambiando il mondo parte per Londra e lascia Matteo a casa a scrivere canzoni. Dopo cinque anni lei torna e la fiamma si riaccende. Quando si trasferisce a Roma per lavoro, lui la segue. Nel cast anche Valeria Bilello, Thomas Trabacchi e il cantante Diodato. Riprese tra Roma e la Puglia. Luca Tommassini ha curato le coreografie.
Oltre al melò “La vita in un attimo”, il poetico “Un valzer tra gli scaffali”, il biografico “Carta” e il perturbante vincitore della Berlinale 2018 “Ognuno ha diritto ad amare - Touch Me Not” (nelle schede sotto), non manca una storia omoaffettiva. Ecco allora “Mamma+Mamma” dell’esordiente Karole Di Tommaso, regista e sceneggiatrice di un film sul desiderio di maternità ispirato alla propria esperienza. Le giovani Karole (Linda Caridi) e Ali (Maria Roveran) si amano e desiderano un figlio. Per realizzare il sogno servono soldi (i viaggi a Barcellona per l’inseminazione) e sacrifici: decidono così di trasformare la loro casa in campagna in bed&breakfast, che condividono con i turisti e con l'ingombrante ex fidanzato di Ali, Andrea. Le ragazze ancora non sanno che all'entusiasmo del primo tentativo seguiranno parecchie peripezie.
Parla di amore anche “Alita: Angelo della battaglia”, fantascienza cyberpunk sceneggiata dal maestro James Cameron (“Terminator”, “Aliens” “Avatar”) e diretta da Robert Rodriguez (“Dal tramonto all’alba”, i due “Sin City”, “Planet Terror”). Il film è tratto dal graphic novel giapponese "Gunnm” del 1990 di Yukito Kishiro ed è ambientato nel 26esimo secolo, 2563 per l’esattezza, in un mondo post-apocalittico popolato da uomini, macchine e creature sintetiche. La ragazzina Alita (la 33enne Rosa Salazar), per metà cyborg, è raccolta a pezzi dal dottor Daisuke Ido (il tarantiniano Christoph Waltz) in un deposito di rottami di Iron City, discarica dei rifiuti della città volante Zalem. Il dottore ripara amorevolmente il cyborg innestandolo nel corpo, mai utilizzato, preparato per la sua figlia perduta Alita. Senza ricordi della vita precedente ma con una grande abilità nelle arti marziali, Alita diventa una spietata cacciatrice di taglie sulle tracce dei peggiori criminali. Ma farà anche un percorso alla scoperta di sé e dell’amore. Nel cast i premi Oscar Mahershala Ali e Jennifer Connelly, e Michelle Rodriguez.
Adolescenti e camorra: da ieri in sala “La paranza dei bambini” di Claudio Giovannesi dall’omonimo romanzo del 2016 di Roberto Saviano (Feltrinelli), unico film italiano in concorso a Berlino. Tutti esordienti e del Rione Sanità i giovanissimi interpreti dei sei 15enni - Nicola, Tyson, Biscottino, Lollipop, O’Russ, Briatò – protagonisti di questa parabola sulla perdita dell’innocenza. Vogliono soldi, avere vestiti griffati e scooter fiammanti, giocano con le armi e corrono alla conquista del potere nel quartiere.
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