L’Aquila e Pescara, scontro di passioni

“I Moti del pennacchio”, il saggio sulle sommosse per il capoluogo di Regione
L’AQUILA. . Un filo invisibile lega tra loro L'Aquila, Pescara e Reggio Calabria: tutte e tre lottarono cinquant’anni or sono per ottenere il capoluogo delle rispettive Regioni, i cui Statuti furono approvati, mezzo secolo fa, dopo dure sommosse popolari. L’Aquila rappresentò l’ultimo anello di una catena di un malcontento che si evidenziò nel giugno del ’70 in riva all'Adriatico, poi, dal luglio successivo fino al 24 febbraio del 1971, sullo Stretto e, infine, dal 26 al 28 febbraio seguenti, sotto al Gran Sasso. Quelle rivolte vengono analizzate nel volume “I Moti del pennacchio - Barricate a Pescara, Reggio e L’Aquila per il capoluogo” (One Group editore) di Antonio Andreucci. Attento osservatore della realtà, come rileva Marco Patricelli nella prefazione, l’autore applica la sua lunga esperienza giornalistica per l’Ansa a una rigorosa ricostruzione che è anche inchiesta documentata su ciò che fu e perché si innescarono sanguigne passioni, accese rivalità, strategie da consumati giocatori di scacchi sul tavolo della politica, in alternanza a mosse avventate in piazza e in strada. ibollì la società di tre città per l’incapacità tutta politica dapprima di indicare, quindi scegliere, il capoluogo di regione secondo la miglior soluzione possibile, poi per la ricucitura col filo del compromesso. La toppa peggio del buco. I Moti possono apparire una pagina polverosa del nostro passato, ma capace di rinnovare emozioni in chi li visse come tributo a disegnare questo presente o quello che si immaginava. Non fu una questione di campanile, come si etichettò, il montare della rabbia non sempre spontaneo e quasi mai sotto controllo, ma uno scontro di mentalità sui tempi che stavano cambiando e di cui pochi avevano afferrato la portata epocale. Il libro «smonta» luoghi comuni: non furono sommosse di partito, ma popolari ed eterogenee.

