L’arte che parla delle tragedie del ’900

27 Gennaio 2019

A Lanciano mostra evocativa di Antonelli sull’Olocausto e la campagna di Russia

LANCIANO . Tragedie come quelle della Shoah, o il dramma degli italiani mandati a morire in Russia, possono essere raccontate con cifre, documenti, testimonianze. Ma anche con emozioni, suggestioni, immagini evocative: questo è ciò che fa l’artista lancianese Nicola Antonelli con la mostra “Memorie” allestita nell’auditorium Diocleziano.
L’esposizione può essere visitata fino a martedì 29 gennaio dalle 8,30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 20, ed è organizzata dall’associazione L’Altritalia, che in questi giorni ha curato una serie di incontri sulle due sciagure che hanno colpito italiani ed europei.
La mostra di Antonelli evoca, attraverso materiali vari e cimeli, un viaggio tra le grandi tragedie del ’900. La “camminata”, breve ma intensa, inizia con la colonna a terra che richiama l’idea della civiltà che crolla, che toglie speranza e certezze. Il cammino prosegue su un tappeto di foglie secche, sulle quali è sospesa la riproduzione di un treno in miniatura: il rumore delle foglie calpestate si lega a quello della musica in sottofondo (la Sinfonia n. 3 del compositore polacco Henryk Górecki); i vagoni avvolti nel ferro spinato sono in aria: surreali come il viaggio di chi andava incontro alla morte nei campi di sterminio, e irreali come ciò che stava subendo, così atroce e lontano da qualsiasi idea di umanità.
Il dramma della Shoah si lega e si alterna con quello degli italiani mandati al massacro in Russia, evocati da gavette avvolte a terra tra coperte e cappotto; le teste del duce, simulacri delle menzogne smascherate dopo l’8 settembre, giacciono a terra accartocciate con la fune intorno al basto che serviva per caricare zavorre e munizioni. Un libro in combustione richiama i roghi di libri dei nazisti: Antonelli gioca coi materiali, con un volume bruciato in cui i lapilli, che solitamente volano, restano fissati; la carta, con la cultura che vi si imprime, pur essendo più pesante, vola. Il viaggio si chiude col simbolo della pace impresso in un doppio vetro con la simulazione di colpi di proiettile: la lastra, liscia da un lato e crepata dall’altro, dice quanto possa essere labile il confine tra la guerra e la pace, la vita e la morte. (a.r.)
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