L’atterraggio sul mitico Tram 28
«Dalla salita alla discesa, dalla collina alla pianura, dalla gioia alla saudade»
Pubblichiamo di seguito l’incipit e uno stralcio di un capitolo su Lisbona del libro “D’Amore e Baccalà” (Edt Edizioni).
di ALESSIO ROMANO
È solo un’impressione dettata dalla disperazione con cui tento di rimanere in equilibrio su questo predellino di ferro oppure l’autista sta cercando deliberatamente di farmi cadere a terra? Rallenta e accelera all’improvviso, frena senza motivo, ne sono sicuro: lo fa di proposito.
L’autista del tram su cui sono atterrato con un balzo, approfittando della fermata in Escolas Gerais, sta cercando di scrollarmi di dosso neanche fossi un insetto molesto. E io sto per precipitare dalla scaletta dell’uscita posteriore di questo tram metallico consapevole dell’enorme sciocchezza che sto facendo.
Il mitico Tram 28 la cui effige è replicata in migliaia di calamite da attaccare al frigorifero; stampata su magliette, poster, accendini, taccuini, penne e tazze; dipinta a mano su acquerelli sgargianti o in quadri realizzati col caffè dall’infinito esercito dei pittori lisbonesi.
Perché il Tram 28 è il simbolo per eccellenza di questa città, tanto che addirittura l’interno di un bar è arredato a sua imitazione, lo so perché ci ho fatto colazione proprio questa mattina (un pastel de nata che in questo spericolato frangente preferirei non avere ancora nello stomaco); l’elétrico che da Praça Martim Monitz si arrampica per circa una quarantina di minuti, attraversando Alfama e girando intorno al Castelo, nel cui bairro questa mattina ho preso casa a Lisbona, Tomás – il padrone – mi ha dato le chiavi neanche due ore fa.
(...)
Lisbona è una città bipolare e schizofrenica. Cambia completamente e si trasforma. In qualsiasi punto della città uno si trovi, basta fare cinquanta passi e tutto cambia. Si passa dalla salita alla discesa, dalla collina alla pianura, dalla gioia alla saudade.
Ci sono sempre due parti diverse dello stesso cuore impazzito. Guarda a destra: ecco la Città Labirinto della Mouraria, del Castelo e di Alfama. La parte che ha subito meno i danni del terremoto e che è ancora attraversata da piccole vie strette e tortuose come nel Medioevo. Ora affacciati qui davanti a noi: vedrai ai tuoi piedi la Città Scacchiera. È l’area completamente rasa a suolo dal terremoto e ricostruita in stile neoclassico con grandi viali paralleli e perpendicolari.
Su queste macerie qualcuno ha fatto la prima partita a Sim City della storia. La Città Labirinto antica e irrazionale contro la Città Scacchiera nuova e razionale sono alla base del bipolarismo di Lisbona. Ma tracce di questo disturbo dell’umore urbano le puoi vedere anche nello scambio di colori tra terra e acqua. Il fiume nei suoi riflessi ha i colori della città, ma gli onnipresenti azulejos richiamano l’azzurro dell’acqua sulle pareti degli edifici. Si può tentare una completa analisi psichiatrica di questa città a partire dalla sua mappa. Guarda a destra in alto: il Castelo, dove abiti tu. È il suo subconscio, la sua infanzia violata da assedi e guerre. Più sotto puoi vedere la Sé, la sua coscienza e la sua morale. Qui davanti abbiamo il fiume: la sua proiezione. La sua vocazione alla partenza, alla navigazione. E laggiù Praça do Comércio: il luogo dei mercanti e degli scambi economici. Ora girati a sinistra: ecco le rovine del convento, il trauma del terremoto. E di là si vede anche la statua di Camões: il Super Io di Lisbona e di tutto il Portogallo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
di ALESSIO ROMANO
È solo un’impressione dettata dalla disperazione con cui tento di rimanere in equilibrio su questo predellino di ferro oppure l’autista sta cercando deliberatamente di farmi cadere a terra? Rallenta e accelera all’improvviso, frena senza motivo, ne sono sicuro: lo fa di proposito.
L’autista del tram su cui sono atterrato con un balzo, approfittando della fermata in Escolas Gerais, sta cercando di scrollarmi di dosso neanche fossi un insetto molesto. E io sto per precipitare dalla scaletta dell’uscita posteriore di questo tram metallico consapevole dell’enorme sciocchezza che sto facendo.
Il mitico Tram 28 la cui effige è replicata in migliaia di calamite da attaccare al frigorifero; stampata su magliette, poster, accendini, taccuini, penne e tazze; dipinta a mano su acquerelli sgargianti o in quadri realizzati col caffè dall’infinito esercito dei pittori lisbonesi.
Perché il Tram 28 è il simbolo per eccellenza di questa città, tanto che addirittura l’interno di un bar è arredato a sua imitazione, lo so perché ci ho fatto colazione proprio questa mattina (un pastel de nata che in questo spericolato frangente preferirei non avere ancora nello stomaco); l’elétrico che da Praça Martim Monitz si arrampica per circa una quarantina di minuti, attraversando Alfama e girando intorno al Castelo, nel cui bairro questa mattina ho preso casa a Lisbona, Tomás – il padrone – mi ha dato le chiavi neanche due ore fa.
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Lisbona è una città bipolare e schizofrenica. Cambia completamente e si trasforma. In qualsiasi punto della città uno si trovi, basta fare cinquanta passi e tutto cambia. Si passa dalla salita alla discesa, dalla collina alla pianura, dalla gioia alla saudade.
Ci sono sempre due parti diverse dello stesso cuore impazzito. Guarda a destra: ecco la Città Labirinto della Mouraria, del Castelo e di Alfama. La parte che ha subito meno i danni del terremoto e che è ancora attraversata da piccole vie strette e tortuose come nel Medioevo. Ora affacciati qui davanti a noi: vedrai ai tuoi piedi la Città Scacchiera. È l’area completamente rasa a suolo dal terremoto e ricostruita in stile neoclassico con grandi viali paralleli e perpendicolari.
Su queste macerie qualcuno ha fatto la prima partita a Sim City della storia. La Città Labirinto antica e irrazionale contro la Città Scacchiera nuova e razionale sono alla base del bipolarismo di Lisbona. Ma tracce di questo disturbo dell’umore urbano le puoi vedere anche nello scambio di colori tra terra e acqua. Il fiume nei suoi riflessi ha i colori della città, ma gli onnipresenti azulejos richiamano l’azzurro dell’acqua sulle pareti degli edifici. Si può tentare una completa analisi psichiatrica di questa città a partire dalla sua mappa. Guarda a destra in alto: il Castelo, dove abiti tu. È il suo subconscio, la sua infanzia violata da assedi e guerre. Più sotto puoi vedere la Sé, la sua coscienza e la sua morale. Qui davanti abbiamo il fiume: la sua proiezione. La sua vocazione alla partenza, alla navigazione. E laggiù Praça do Comércio: il luogo dei mercanti e degli scambi economici. Ora girati a sinistra: ecco le rovine del convento, il trauma del terremoto. E di là si vede anche la statua di Camões: il Super Io di Lisbona e di tutto il Portogallo».
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