L’incontro di Maria con il Figlio risorto Un rito millenario

SULMONA. Oggi è il giorno della Madonna che scappa a Sulmona. Fin dalle prime ore di questa mattina in tanti raggiungeranno piazza Garibaldi, per accaparrarsi il posto migliore, tra gli archi dell'acq...
SULMONA. Oggi è il giorno della Madonna che scappa a Sulmona. Fin dalle prime ore di questa mattina in tanti raggiungeranno piazza Garibaldi, per accaparrarsi il posto migliore, tra gli archi dell'acquedotto medievale e la chiesa di San Filippo Neri, per assistere al suggestivo rito dell'incontro tra la Madonna e Cristo risorto. Poco più di dieci secondi di brivido, che mandano in tumulto il cuore, durante quella corsa che è il segno di una liberazione suggellata dall'incontro della Madonna con il Figlio risorto.
La storia del rito della Madonna che scappa risale al dramma medievale, quando episodi del Vangelo e le vite dei santi venivano rappresentati attraverso momenti di teatro, con attori in carne e ossa con il tempo sostituiti da statue. Al mattino di Pasqua la Madonna, in lutto, è chiusa nella chiesa di San Filippo Neri, che si affaccia su piazza Garibaldi, portata lì in processione nella serata del Sabato santo, uscendo dalla chiesa di Santa Maria della Tomba, sede dei lauretani, distinti dalla mozzetta verde su tunica bianca. Gli apostoli san Pietro e san Giovanni, che all'alba della domenica di Pasqua sono i primi a trovare vuoto il sepolcro di Gesù, vanno da Maria a darle l'annuncio della Resurrezione.
Per tre volte, alternandosi, i due apostoli busseranno alla chiesa di San Filippo annunciando che Cristo è risorto. Secondo la leggenda Maria sulle prime è incredula, ma al terzo annuncio decide di uscire dalla chiesa e incamminarsi, preceduta dai due apostoli, verso la piazza. A passo lento, cadenzato e ritmato secondo un'usanza antichissima, simile allo “struscio” del Venerdi santo, i lauretani si avvicinano al fontanone. La Madonna finalmente vede in lontananza il Figlio risorto. In quel momento i confratelli lauretani sollevano dalle loro spalle la statua della Vergine iniziando, ad un comando della guida, la gioiosa e frenetica corsa. Un'atmosfera di grande commozione pervade i presenti, che tra applausi di sollievo e lacrime di gioia accompagnano la corsa dei lauretani.
Il rito è accompagnato ancor oggi da alcune credenze, diffuse al tempo della civiltà agricola. Dal modo in cui cade il manto nero della Madonna si traggono auspici per l'anno in corso: deve cadere dritto e in perfetta sincronia con l'avvio della corsa. Così come è di buon auspicio il fatto che all'inizio della corsa cada subito il fazzoletto che copre la rosa rossa che Maria, in segno d'amore, porta a Gesù.
Scaduti quei 10 secondi che separano Maria dal Cristo risorto l'esplosione dei mortaretti e il canto dell'Alleluia di Handel suggellano il clima di festa e solo in quel momento tra i sulmonesi e tutti i presenti ci si scambiano gli auguri di buona Pasqua.
Novità di quest'anno le misure di sicurezza prescritte dalla Circolare Gabrielli. Saranno 8 i varchi dislocati negli ingressi di piazza Garibaldi: 3 a Largo Mercatello, 1 in via Dorrucci, 1 in via Santa Margherita, 1 nella zonadel la scalinata di Santa Chiara, 1 all’ingresso del parcheggio di Santa Chiara, 1 alla gradinata sotto l’acquedotto medievale. Quindici minuti prima della “corsa”, che ci sarà intorno a mezzogiorno, i varchi saranno ridotti a 3 (1 Largo Mercatello, 1 parcheggio Santa Chiara, 1 gradinata sotto acquedotto), e i restanti diventeranno “vie di fuga”. Gli accessi saranno presidiati da forze dell’ordine, volontari e carabinieri in pensione. Gli steward orientaranno i flussi di ingresso consegnando biglietti numerati “contapersone” per un numero massimo di 10 mila.
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