L’Inno di Mameli Storia di un canto poco amato...

In un libro dell’abruzzese Gianluca Tarquinio l’epopea discografica di “Fratelli d’Italia”
di Federica D’Amato
«Fratelli d'Italia, / l'Italia s'è desta, / dell'elmo di Scipio / s'è cinta la testa...», e poi? Siamo proprio sicuri che tutti gli italiani riescano a mandare a memoria il celebre “Canto degli italiani”, l'Inno di Mameli - per intenderci – ormai associato quasi esclusivamente alle finali dei Mondiali di calcio? La domanda sembra retorica, e invece non lo è, perché, ad oggi, non ancora esiste una legge chiara che sancisca come ufficiale il nostro inno, una legge costituzionale, insomma, che lo stabilisca una volta per tutte. Sarà per questo che manchiamo di ricordarla per intero? Come a dire che, forse, di essere italiani, non siamo mai troppo convinti.
In occasione della ricorrenza del centenario dell'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale (1915-2015), la questione diventa allora ancor più spinosa, tanto che un editore abruzzese, Kirke Edizioni di Avezzano, ha deciso di dedicargli un libro, “Il Canto degli italiani. Storia e discologia dell'Inno Nazionale Italiano (1901-2001)” a cura di Gianluca Tarquino, studio che ripercorre il lungo e tormentato percorso storico-musicale che ha portato alla “nascita” dell’Inno nazionale italiano, il cui iter burocratico non si è ancora concluso, passando indenne anche nell’anno delle celebrazioni dei primi 150 anni dell’Unità.
L’autore, noto discologo abruzzese, attraverso un’accurata analisi, s’interroga e individua le cause della poca conoscenza dell’Inno, non ultima quella della scarsa considerazione del mondo discografico, che lo ha relegato sempre più a un ruolo marginale e di pura occasionalità e folklore; oltre che da un inserto a colori, il volume è corredato anche a un compact disc, contenente registrazioni storiche tratte dalla “Collezione Domenico Pantaleone” di Lanciano, una delle più grandi raccolte, a livello internazionale, di supporti sonori e di cimeli legati all’Inno d’Italia.
«Abbiamo scelto di pubblicare il lavoro di Tarquino per due motivi», afferma l'editore Antonio Socciarelli, «primo per restare fedeli all'attenzione che Kirke dedica all'abruzzesistica e alla storia del centro-sud Italia, secondo perché il libro è un unicum nel panorama delle pubblicazioni nazionali in materia, uno studio che permette di capire la storia travagliata legata all'inno; inoltre, volevamo dare spazio alla “Collezione Domenico Pantaleone” di Lanciano, preziosa collezione tutta abruzzese».
L'attenzione sull'importanza dell'inno nazionale come luogo d'identità è stata risollevata con convinzione negli ultimi anni dal presidente della Repubblica allora in carica Carlo Azeglio Ciampi, portando a una notevole rivalutazione della composizione di Mameli (testo) e Novaro (musica) del 1847, rivalutazione poi convogliata nella legge numero 222 del 23 novembre 2012 che ne prescrive l'insegnamento nelle scuole, insieme agli altri simboli patri, ma appunto solo implicitamente, non ufficialmente.
«La scarsa attenzione della produzione discografica nei confronti dell'inno», prosegue Socciarelli, «è una della cause principali della sua scarsa diffusione, basti riferirsi all'esempio del celebre “O sole mio”: di questa canzone sono stati incisi e riprodotti più di un milione di dischi, mentre dell'Inno di Mameli ne esistono appena 184». Una sorta di auto-boicottaggio, dunque, la cui radice sembra risiedere proprio in quel non sentirsi italiani fino in fondo, come dice Mameli stesso forse perché «da secoli /calpesti, derisi, / perché non siam popoli, / perché siam divisi». Ulteriore pregio della pubblicazione, anche in considerazione del tema trattato, è quello di riportare il microchip “Orev”, acronimo di “ORiginale E Verificato” (dalla parola “Vero” vista allo specchio), sistema ideato dagli abruzzesi Paolo Mario Cipriani e Pietro Bozzelli come garanzia di originalità e autenticità di un prodotto, nella difesa del made in Italy e nella lotta contro le falsificazioni.
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