L’Italia delle sconfitte, da Custoza alla Russia

28 Novembre 2016

Lo storico pescarese Marco Patricelli racconta cinque battaglie capitali perdute dal nostro esercito

PESCARA. È un'analisi puntuale, per molti versi cruda, quasi spietata, quella che il giornalista e storico pescarese, Marco Patricelli, propone nel suo ultimo libro. D'altra parte lo stesso titolo suona più che eloquente: “L'Italia delle sconfitte. Da Custoza alla ritirata di Russia” (Laterza, 303 pagine, 20 euro).

Partendo dalle battaglie perse clamorosamente e con incredibile dilettantismo nella Terza Guerra d'indipendenza, l'autore trascina il lettore in una visione critica degli eventi negativi della neonata Italia, fino alla disfatta di Russia nella Seconda guerra mondiale, attraverso cinque eventi che, forse, hanno contribuito a insegnare qualcosa attraverso gli errori della storia e far “maturare” il Paese. Partendo dalle sconfitte di terra a Custoza e di mare a Lissa, due inspiegabili “batoste” nel giro di appena un mese (giugno e luglio 1866), Patricelli esamina il discredito militare che ne è derivato per l'appena nata Italia, in realtà un Paese frutto dell'annessione del resto della Penisola al Piemonte e per questo debole e poco coeso in un autentico spirito nazionale. A ciò si aggiunge la mentalità provinciale dei “conquistatori” che, rimasti orfani dello statista Cavour, hanno sempre dimostrato di non essere all'altezza dei compiti politici e diplomatici degni di una vera nazione. Il contrasto tra generali, in particolare tra La Marmora e Cialdini, è certamente alla base della disfatta di Custoza, dove l'Italia si presentava sul campo con forze ben più consistenti di quelle austriache, riuscendo a perdere una battaglia già vinta. Di lì a poco l'Italia, grazie all'incapacità manifesta dello spocchioso ammiraglio Carlo Pellion di Persano, riuscì a farsi “affondare” anche nelle acque dell'Adriatico pasticciando a Lissa grazie anche al mancato dialogo tra Persano, privo di benché minimo carisma e capacità di comando, e i suoi ufficiali. C'è chi ancora si interroga come si potesse affidare la flotta italiana a un personaggio noto per essere riuscito nella difficile impresa di far incagliare una goletta nelle profonde acque di Sardegna.

Ancora approssimazione arriva dalla terra d'Africa nel 1896, quando ad Adua si andò incontro a una carneficina per non essere stati capaci di valutare le forze di Menelik II, ma anche perché gli italiani mancavano di carte topografiche, di esperienza e di capacità decisionale. Anche qui a capo delle forze italiane c'era un generale, Oreste Baratieri, la cui carriera era essenzialmente dovuta alla confusione dell'Italia post-unitaria più che alla preparazione militare.

Infine, la Seconda guerra mondiale, il male dei mali, con il disastroso attacco alla Grecia del 1940 nato dalle smanie di Ciano e Mussolini, stupidamente convinti di una superiorità che non c'era. E infine la campagna di Russia, una strage folle e insensata costata tante vite e tante sofferenze dal 1941 al 1943.

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