L’opera rock “Annette” apre Cannes

In concorso al festival il film di Carax con Driver e Cotillard e musiche degli Sparks
CANNES. Tutto si può dire di “Annette” tranne che non sia una vera e propria opera-rock, che ricorda un po’ Tommy degli Who, in cui quasi ogni scena è piena di note e canto. E la musica poi è anche quella giusta, un rock-pop che ti prende. Per quanto riguarda invece lo sviluppo narrativo siamo in pieno film di Leos Carax (Holy Motors) a volte più attento a sorprendere che a raccontare.
Il film in concorso e che ha aperto il 74° Festival di Cannes, ha come protagonisti Henry (Adam Driver), uno stand-up comedian dotato di un senso dell’umorismo anche troppo amaro e provocatorio, e Ann (Marion Cotillard, Oscar per La vie en rose) cantante classica dall’animo puro. In questo musical estremo, con venature dark e fantasy da “Fantasma dell'opera”, che i due si amino tra molta passione e qualche rottura è inevitabile. Ma quello che pesa in questa coppia è lo star system, quel pubblico a cui Henry in accappatoio verde si rivolge ogni sera provocatoriamente.
Un pubblico volubile, superficiale, selfie dipendente, social addicted, pronto a passare dall’essere un tuo fan o un hater in meno di un attimo. Così Henry e Ann che vivono a Los Angeles inizialmente sono una coppia perfetta piena di passione (tante le scene di sesso), ma quando il successo di lui cade un po’ in ombra e quello di lei vola troppo in alto qualcosa tra loro si rompe. Tutto precipita e ancora di più con la nascita della loro figlia Annette, una bimba-Pinocchio piena di mistero e con un dono unico ed eccezionale: sa cantare come un angelo e il pubblico la adora. Leos Carax, famoso per i suoi film «estremi» (Rosso Sangue, Gli amanti del Pont-Neuf), con “Annette” dirige il primo film in lingua inglese, e lo fa sempre nel suo stile da cattivo ragazzo di ormai 60 anni. Si sa del suo percorso scolastico caotico e che si guadagnava qualche soldo rubando dischi al centro commerciale de La Défence per poi rivenderli ai compagni di liceo. E sembra che anche questo lo abbia avvicinato alla musica e ad amare David Bowie e Iggy Pop. «Ho scoperto gli Sparks quando avevo circa 14 anni», ha raccontato in una intervista: «ho rubato una copia del loro album “Propagand” da un negozio clandestino a La Défense perché mi piaceva la copertina. Non molto tempo dopo, li vidi dal vivo all’Olympia di Parigi. “Propaganda” e il loro successivo album, “Indiscreet”, hanno fatto parte della mia vita da allora. Le loro tracce sono tra le canzoni più gioiose che conosca (e in alcuni punti toccanti). Per me, la musica degli Sparks è come una casa d’infanzia, ma priva di fantasmi. Senza di loro, non credo avrei mai fatto nulla di quello che avevo sognato. Come fare un film in musica».

