L’origine della vita dalla terra all’uomo

“L’acqua e il vaso”, riflessioni dell’antropologo teramano Profeta
TERAMO. Sono operosi i 96 anni dell’illustre antropologo teramano Giuseppe Profeta, che ha recentemente pubblicato il saggio “L’acqua e il vaso (Nella vascolarità universale)”.
In queste pagine sull’eterno ritorno dell’acqua Profeta riflette sull’elemento che ha dato origine alla vita e ricopre il 70 per cento della superficie terrestre e lo pone in relazione con ciò che lo contiene, a livello macro e micro, ragionando sul grande sistema idrovascolare di fiumi, laghi, mari, oceani che vivifica il globo terracqueo e ne influenza la vita fisica e culturale per mezzo di miriadi di sottosistemi idro-vascolari, giù giù fino al corpo umano, attraverso la ciclica sequenza obbligata e perenne «empire gli spazi vuoti e vuotare gli spazi pieni».
Non a caso a esergo del denso volumetto è posta una frase di Leonardo da Vinci: «Il corpo della terra, a similitudine de’ corpi de li animali, è tessuto di ramificazioni di vene, le quali son tutte insieme congiunte, e son costituite a nutrimento e vivificazione d’essa terra e de’ sua creati». Lo studioso, che fa riferimenti a Omero, Eraclito, Lucrezio, Leopardi, passa dal tema del vaso contenitore dell’acqua alla vascolarità del pianeta, anch’esso contenitore che dà forma all’acqua (il mondo come vaso) così come il corpo attraversato da vene.
Il saggio di Profeta, appassionato collezionista di vasi antropomorfi e rari, indaga pure gli aspetti estetici, iconici, simbolici e tecnici. “L’acqua e il vaso”, con prefazione di Pietro Clemente, ordinario di Antropologia culturale, e appendice della critica d’arte e museografa Elisabetta Gulli Grigioni, è pubblicato da D’Abruzzo – Edizioni Menabò (pagine 116, € 12). Giuseppe Profeta, natali ad Arsita, decano dell’antropologia in Abruzzo, maestro di generazioni di studiosi, è stato ordinario di Antropologia culturale e di Sociologia generale nell'università di Teramo e negli atenei dell’Aquila, Chieti e della Calabria, direttore di vari istituti scientifici, preside di facoltà in più di un ateneo, direttore della collana “Documenti e studi di vita popolare” per l'editore Japadre, autore di numerosi fondamentali studi di carattere demo-etno-antropologico. Si è occupato di canti popolari, religione, cultura materiale, di grandi sistemi festivi, di magia, credenze, folklore. Ma soprattutto due ambiti lo hanno appassionato: il rapporto tra i due elementi acqua e vaso e il culto di San Domenico. Il primo tema fu inaugurato nel 1973 col saggio “La logica del recipiente e l’antropomorfismo vascolare”. Alla venerazione di San Domenico e al collegato rito della processione dei serpari Profeta ha dedicato più di un poderoso volume: “San Domenico abate di Sora e di Cocullo (Dalla illuministica religione del serpente pagano alla vera origine popolare del sacro dente cristiano)”, vincitore nel 2011 del Premio Costantino Nigra, “Dente per dente (Società e pensiero magico nella metamorfosi del culto popolare di San Domenico di Cocullo)”, “Un culto pastorale sull'Appennino”, “Il serpente sull'altare”.
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