L’Ovidio di Joseph Kosuth parole e immagini a Pescara

25 Novembre 2017

L’artista propone a Vistamare un’istallazione ispirata al poeta di Sulmona Una costellazione di opere indipendenti che si estende all’interno della galleria

La nuova mostra di Joseph Kosuth alla galleria Vistamare di Pescara è basata sul lavoro di Ovidio. La mostra, intitolata “Maxima proposito (Ovidio)”, verrà inaugurata, oggi alle 18.30, nello spazio d’arte diretto da Benedetta Spalletti in largo dei Frentani.
E' la prima volta che il 72enne artista americano si confronta con il poeta latino nato a Sulmona d cuui si celebra nel 2017 il bimillenario dalla morte. Kosuth si appropria di una serie di testi di Ovidio scritti durante il regno d’Augusto. L’artista presenta una selezione di scritti in inglese e in latino che costituiscono assieme un’istallazione site-specific che percorre le quattro stanze della galleria. Ciascun frammento di testo è anche da considerarsi un’opera a se stante, egualmente autorevole e indipendente. «Le frasi e parole scelte dall’artista», spiegano le note di presentazione della mostra, «hanno profonde valenze storiche. Il progetto si pone e come una struttura concettuale totalizzante che si estende all’interno del contesto architettonico della galleria e, simultaneamente, come una costellazione di opere indipendenti. Le istallazioni svolgono una funzione importante nel lavoro di Kosuth, ma anche le opere più piccole, non istallative, gli permettono di confrontarsi con idee che toccano problematiche diverse da quelle affrontate nelle opere site-specific».
Questi significati frammentati, proseguono le note che illustrano la mostra, «sono indipendenti dal significato generato da Kosuth, allo stesso tempo l’artista li deputa alla produzione del suo proprio “significato”».
Come spesso avviene nella ricerca di Kosuth, è il significato a essere determinato dal contesto. «Il fruitore», si legge ancora nelle note, «è incoraggiato a pensare e partecipare anch’esso alla costruzione del significato dell’opera; per Kosuth è l’osservatore a completare l’opera. In questo modo il fruitore condivide il concettualizzante processo creativo dell’artista, invece di percepire l’opera d’arte come un frammento della storia o forma di intrattenimento visivo. Il contesto invita lo spettatore/lettore ad avvicinarsi alle parole di Ovidio attraverso un’ottica diversa e, infine, a esplorare il “nuovo” significato generato sia dall’artista che dai suoi stessi fruitori».Joseph Kosuth si è servito di testi “readymade” sin dall’inizio della sua carriera negli anni Sessanta. Infatti, c’è un ristretto gruppo di citazioni tratte da altri artisti all’interno di The First Investigation. Kosuth prende in prestito non solo parole ma anche frasi e paragrafi, talvolta libri e persino biblioteche intere, scritte da altri. In questa maniera, Kosuth rivela il carattere vero dell’arte. «L’uso e la selezione che l’artista fa di citazioni di autori e filosofi», concludono le note, «rappresentativi di un certo corpus teorico e letterario, che hanno contribuito in modo significativo alla cultura contemporanea, si fonda sulla parola scritta ed è inseparabile dal suo contesto».
La mostra si può visitare in questi giorni e orari: il lunedì dalle 10 alle 13; dal martedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 16.30 alle 19.30.
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