L’“Umano Disumano” di Colangelo

Torna a esporre a Pescara l’artista abruzzese che stupisce il mondo
PESCARA . Disegni dell’accademia, sculture del periodo fiorentino e americano, ceramiche, installazioni e video-performance degli anni ’80, ’90 e 2000. Un operato artistico denso quello di Angelo Colangelo, scandito da passaggi importanti, in relazione a fenomeni artistici internazionali secondo una pluralità di mezzi espressivi. La mostra “Umano Disumano” dedicata al maestro abruzzese (Penne, 1927) da domani al 28 maggio da Yag/Garage, galleria d’arte in via Caravaggio 125 a Pescara, ha lo scopo di rileggerne il lavoro in relazione a fenomeni culturali e artistici che hanno animato l’Italia e gli Stati Uniti durante il secolo scorso.
Un’analisi scientifica e un’attenta lettura curata da Ivan D’Alberto, contributo critico di Raffaella Perna, con lo scopo di mettere in discussione l’interpretazione attribuita alla ricerca di Colangelo, considerato da una parte della critica d’arte regionale un artista controcorrente e distante dalla cultura mainstream. «Un errore di valutazione, una carriera non ancora riconosciuta in maniera adeguata», sottolinea D’Alberto, direttore della Yag e curatore del progetto espositivo. L’errore più grande, si afferma nelle note in catalogo, è stato quello di analizzare l’operato di Colangelo in relazione – e in controtendenza – al fermento culturale che ha animato la città di Pescara dalla metà degli anni ’70 in poi. In realtà negli stessi anni Colangelo era tra quegli autori che la critica d'arte Lara-Vinca Masini coinvolgeva nella mostra “Umanesimo, Disumanesimo” (da cui il titolo della nuova mostra pescarese). Si pensi, evidenzia D’Alberto, «alle protesi e alle estensioni corporee di Rebecca Horn, alle combustioni di Pier Paolo Calzolari, all’uso ironico della parola di Giuseppe Chiari e alle performance estreme di Hermann Nitsch. Modalità di lavoro, materiali e tecniche espressive rintracciabili nelle stesse proposte artistiche di Colangelo». Quanto il lavoro di Colangelo vada analizzato in relazione ai fenomeni artistici europei e americani è dimostrato dal fatto che alcuni suoi disegni furono acquistati nel 1960 dagli Uffizi di Firenze, dalla partecipazione nel 1972 al Salon des Réalitès Nouvelles di Parigi e dalla presenza, nel ’73, alla Biennale di Venezia. D’Alberto ricorda inoltre la scelta di Lara-Vinca Masini di inserire Colangelo nel suo poderoso studio “L’Arte del Novecento” (1989, Giunti). La mostra della Yag è arricchita da una video-intervista realizzata il 1° settembre 2020 a Lara-Vinca Masini, scomparsa lo scorso gennaio. Ingresso libero ma contingentato, apertura straordinaria il 25 aprile, necessaria prenotazione (yag-garage.com9.
