L’uomo normale di Matt nella Mostra delle star

31 Agosto 2017

Il film Downsizing ha aperto il Festival di Venezia. Il protagonista Damon: «Trump? Si può solo aspettare che se ne vada»

VENEZIA. Per vivere tutti l'American Dream e anche per salvare il mondo che sta morendo, perché non diventare tutti piccoli (12 centimetri)? Meno consumi e ricchezza per tutti (la propria fede nuziale diventa il corrispettivo di una tonnellata d'oro). È quello che succede nella commedia dark dall'anima ecologica e buonista Downsizing di Alexander Payne, il film che ha aperto, ieri sera, la 74esima edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica, con protagonista assoluto Matt Damon perfetto nei panni dell'uomo comune, il signor Safranek, che insieme alla moglie (Kristen Wiig) accetta di farsi rimpicciolire nei panni del signore e della signora Safranek.
Ma che ne penserebbe Trump di tutto questo?
«Trump», dice Matt Damon, «non sta facendo nulla per l'ambiente. Sta solo distruggendo quello che ha fatto Obama, pensa solo all'economia e a incrementare il lavoro. Che si può fare? Aspettare solo che se ne vada».
Ma comunque negli Usa la sensibilità ecologica sta cambiando.
«Quando ero piccolo e mi lavavo i denti», continua l'attore, «non avevo certo la sensibilità di sprecare acqua. Oggi mia figlia, che è molto piccola, mi invita a chiudere l'acqua, proprio come fa lei».
Il messaggio di questo film?
«Premesso che, pur di lavorare con Payne, leggerei anche l'elenco telefonico, credo che Downsizing sia una storia originale e bellissima e anche uno strumento di empatia potentissima. Il mio poi», spiega Damon in una conferenza stampa strapiena, «è un personaggio normale in cui tutti si possono identificare. È comunque il film più ottimista di Alexander con un messaggio che ci dà tanta speranza».
Per Alexander Payne, invece, «il film volutamente ha un forte sapore internazionale, nonostante l'ambientazione sia in America. E questo perché tratta di temi che riguardano tutto il mondo».
A chi invece gli contesta di aver fatto un film politico un po’ troppo confuso e che potrebbe non piacere agli elettori di Donald Trump, replica il regista-sceneggiatore americano di origini greche (ha cambiato il cognome Papadopoulos in Payne): «Non credo affatto sia confuso. Che dire? Il film è ottimistico per certi aspetti e pessimistico per altri. Certo è difficile capire l'accoglienza che potrà avere nell'elettorato di Trump, ma mi importa poco. Io volevo solo fare un film per tutti».
È d'accordo invece che nelle sue opere ci siano echi di letteratura russa classica: «Amo molto Cechov, ma non mi paragonerei mai con un artista così grande. Da lui però ho imparato l'umorismo e anche il fatto che questo nasce e si sviluppa meglio da un background freddo». Nel cast del film, in sala in Italia dal 21 dicembre con Universal, anche Christoph Waltz (in un perfido e gigantesco personaggio alto solo 12 centrimetri), Laura Dern, Alec Baldwin, Jason Sudeikis, Neil Patrick Harris, Hong Chau e Udo Kier. (f.g.)
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