L’Uomo Vitruviano di Leonardo? È un algoritmo

3 Dicembre 2019

La scoperta dello storico dell’arte Concas: una formula aritmetica per realizzare ogni tipo di opera

ROMA. Trenta anni di riflessione, sette anni di ricerche per capire che L'Uomo Vitruviano di Leonardo è l'immagine dell'algoritmo segreto che gli artisti hanno usato dal 1300 al 1700 per «certificare» le proprie opere come ispirate dalla Divina proporzione. Per cinque secoli il disegno avrebbe nascosto un inganno, ovvero sarebbe stato realizzato per dare forma in modo criptato al segreto dei segreti: l'antichissima formula aritmetica e geometrica che le botteghe usavano e tramandavano solo tra di loro, in osservanza dei parametri imposti dalla Chiesa, per realizzare ogni tipo di opera.
È lo studio realizzato Roberto Concas, storico dell'arte già direttore dei Musei nazionali di Cagliari. Il suo lavoro sarà oggetto di due volumi editi da Giunti - il primo in gennaio - e una grande mostra che avrà luogo a Cagliari nel maggio 2020 organizzata da Polo museale statale della Sardegna, tutto con il titolo «L'inganno dell'Uomo Vitruviano. L'algoritmo della divina proporzione». La prima cosa che ha capito Concas è che il disegno realizzato da Leonardo nel 1490 in realtà contiene due uomini in due diverse età della vita - forse addirittura tre - e va guardato allo specchio per riportare alla luce l'immagine vera del disegno e dare un senso a quelli che finora era considerati «errori». «La teoria direi meglio la scoperta del dottor Concas», afferma la direttrice del Polo, Giovanna Damiani, «è a mio avviso definibile come “rivoluzionaria”, capace di imporre un nuovo paradigma di lettura nella storia dell'arte, un canone rimasto inedito, che non cancella quelli a noi consueti ma apre a interpretazioni nuove, forse intuite da alcuni storici dell'arte ma mai sino ad oggi codificate».
«Tutto è iniziato», spiega Concas, «dalle domande che mi sono posto sui Retabli della Sardegna, le caratteristiche pale d'altare. Perché, mi chiedevo, hanno questa forma particolare a tre? Non c'erano risposte. Ho cercato per 30 anni. Poi ad un certo punto trovo l'algoritmo che mi fa capire quale sia la parte centrale e quale quella laterale. Ma era solo l'inizio. Nel 2012, guardando questo disegno dell'Uomo Vitruviano noto una proporzione simile nella riga sotto: due parti più piccole una centrale più grande. È stato come aprire una scatola dopo l'altra, ogni soluzione me ne apriva tre insieme, una casistica. Ho iniziato a capire che il disegno contiene due volti».
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