LA CICORIA

Scesi con il crepuscolo tra i rovi / fummo dentro un sentiero colmo d’erbe / e la cicoria ancora s’alza azzurra / dentro la guazza nel mese non suo.Così scrive il poeta Umberto Piersanti. Imparai...
Scesi con il crepuscolo tra i rovi / fummo dentro un sentiero colmo d’erbe / e la cicoria ancora s’alza azzurra / dentro la guazza nel mese non suo.
Così scrive il poeta Umberto Piersanti. Imparai presto a riconoscere il fiore azzurro della cicoria. Per maestre avevo mamma e nonna - roba da donne - quando si andava per i prati. Avevano scarse conoscenza della botanica ufficiale, ma una logica binaria stringente: “Buono, non buono” e con questa certezza andavamo per i campi ormai liberati dal disgelo, alla ricerca delle nuove piante. Guardatela bene, la cicoria di montagna. Ha la stessa struttura dei cristalli di neve ingranditi al microscopio: somiglia agli intrecci del mandala, ai centrini all’uncinetto a cui le mani delle nostre nonne tornavano appena c’era tempo; centrini ormai svenduti al mercatino dell’usato o dimenticati in qualche cassapanca.
Immagino sempre i silenzi e i pensieri delle donne, quando li vedo. Penso al conteggio delle catenelle, alla precisa matematica geometria necessaria per far sì che tutto torni, al tempo scandito dal primo giro o dal secondo. Macrocosmo chiama microcosmo, uniti da legami incredibili. Ha un sapore amarognolo, la cicoria. Un’erba selvatica che finiva in padella ripassata con l’aglio, lessata e condita con una goccia di limone, sfranta in mezzo al purè di patate. Non la trovo nel bancone colorato dei supermercati. Le povere insalate già lavate e tagliate che ne possono sapere di quel concetto amarognolo, degli scarponi inzuppati da qualche lingua di neve che ancora resisteva nei prati, della gioia di aver indovinato la prima stella di cicoria, tagliata alla base con un coltellino. “Sì,” diceva mamma, “questa è buona”. Che ne possono sapere delle nuvole che il vento trascinava, bianche e spumose come quei centrini di cotone, come i biancospini fioriti che delimitavano le proprietà e i prati. È una memoria agrodolce, questa della cicoria. Cosa darei per averne una manciata…