La città delle palazzine Quella bellezza dimenticata di Pescara

Un saggio di Caterina Palestini racconta l’espansione edilizia nel ventennio successivo al secondo dopoguerra
di Giorgio D’Orazio
Sono tanti, forse troppi, i pescaresi che non hanno consapevolezza dello spazio abitativo che vivono quotidianamente, liquidandolo sbrigativamente come prodotto di un'edilizia intensiva. Eppure il tessuto urbano di Pescara è fitto di voci architettoniche che compongono il discorso delle palazzine, quello che più frequentemente parla la città adriatica. Nuova luce e nuova coscienza su questa porzione e stagione importante della progettazione cittadina porta con sé l'ultima pubblicazione di Caterina Palestini, ricercatrice puntuale e raffinata che propone una nuova lettura, storica e contemporanea allo stesso tempo, di un patrimonio pescarese recente e, quando non indifferente, certo non meritevole d'indifferenza.
L'“Atlante della palazzina a Pescara, progetti realizzazioni rilievi” è stato appena edito da Gangemi (400 pagine, 40 euro) e sarà presentato martedì 27 settembre all'Aurum di Pescara alle ore 17.
Con Caterina Palestini - architetto, docente di architettura all'università D'Annunzio e autrice di numerose pubblicazioni - interverranno il’architetto e docente Carlo Pozzi, autore della presentazione ("Palazzine e città") al libro e l'assessore al patrimonio culturale del Comune di Pescara, Paola Marchegiani, dopo i saluti del sindaco Marco Alessandrini e di Paolo Fusero, direttore del dipartimento di architettura dell'università di Chieti-Pescara.
«L’idea di studiare la tipologia della palazzina a Pescara è nata diversi anni fa, quando si è conclusa la ricerca su quella romana, curata da Carlo Mezzetti, che costituisce lo spunto e il fondamento di questo lavoro», scrive Palestini nell'introduzione al volume; così «è sembrato naturale riversare questa esperienza nella mia città che ne è in larga parte costituita tanto da poter essere definita “città di palazzine”».
Nel libro, Palestini ha esaminato, mediante l’analisi grafica, i vari aspetti dell'argomento affrontandoli dal punto di vista della rappresentazione, cominciando dal rilievo attuale per poi confrontarsi col progetto originale nelle sue connotazioni tipologiche e in rapporto alla città.
«Il centro urbano è stato così ripartito in sei quadranti identificativi che racchiudono la principale espansione edilizia, nel ventennio successivo al secondo dopoguerra, prodotta lungo le direttrici di sviluppo della città», scrive ancora l'autrice. «Partendo dal primo quadrante localizzato nell’iniziale nucleo costitutivo, l’asse fondativo stazione-mare, sono stati man mano individuati ed estrapolati una serie di esempi indicativi rilevati con metodologie integrate e analizzati in rapporto al brano edilizio cui appartengono, come specificato nei successivi capitoli. Al rapporto tra l’edificio e il contesto cittadino, esaminato attraverso lo studio dei prospetti, in riferimento alle loro proporzioni e connotazioni (balconi, finiture, ornamenti) è poi seguito quello degli spazi interni (ingressi, scale, chiostrine) che rappresentano il tramite tra lo spazio collettivo e quello privato. In conclusione appositi abachi, derivanti dalle singole analisi, forniscono una lettura contestuale dei diversi casi di studio, traducendo schematicamente i tratti distintivi che connotano gli edifici progettati dai principali interpreti delle palazzine, paragonati tra loro».
La lettura, documentativa e scientifica ma agevolata dalle schede sintetiche di ciascuna palazzina, presenta le più rilevanti esistenze architettoniche firmate dai più noti progettisti dell'epoca che hanno operato a Pescara, dal magistrale Luigi Piccinato al lungimirante Paride Pozzi fino agli infaticabili Antonio Cataldi Madonna e Luigi Alici, per citarne alcuni.
«Caterina Palestini ha messo a fuoco e ben delineato la tipologia architettonica che più ha connotato lo sviluppo di Pescara in questo secondo dopoguerra: quella della palazzina residenziale», commenta Carlo Pozzi, «fulcro della ricostruzione post-bellica e del "lancio" della città in termini di appeal e di appetibilità rispetto all'intero entroterra abruzzese».
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