«La Coppa Acerbo un mito tra pecore e bambini sulla pista»

Il giornalista britannico a Pescara per il ciak del docufilm sulla gara automobilistica: «I miei ricordi sono meravigliosi»
di Adriano De Stephanis
PESCARA
Nato a Sheffield, ma cresciuto a Nottingham, Richard Williams nella sua vita non è stato solo il capo redattore dello sport al The Guardian. Alla fine degli anni '60 divenne una delle firme più influenti di Melody Maker, autorevole rivista britannica dedicata al mondo della musica rock e scrisse, tra gli altri, “The last road race”, libro che racconta la storia della Coppa Acerbo, stagione 1957. Una data scelta non a caso. Infatti, proprio in quell'anno, la storica corsa automobilistica pescarese, entrò, per la prima e unica volta, all'interno del campionato mondiale di Formula 1.
Aspettando le celebrazioni che nel prossimo luglio la città adriatica, con la sua provincia, dedicherà alla memoria dell'evento, il regista toscano Leonardo Araneo, impegnato nella realizzazione di un docufilm sulla gara pescarese ,ha voluto incontrare Williams, per raccogliere il ricordo di uno dei più grandi testimoni del tempo che fu, da inserire all'interno del suo lavoro che in questi giorni sta prendendo forma lungo le vie del mitico tracciato. Williams è rimasto in città solo per qualche giorno, ma tra un ciak e l'altro ha trovato il tempo per raccontarsi al Centro.
Williams, uno scrittore inglese che nel 1957 si lascia affascinare dalla Coppa Acerbo, perché?
«A quel tempo avevo appena 10 anni, ma la mia curiosità nacque ancor prima. Per il compleanno dei miei 5 anni mia nonna mi regalò un piccolo modellino, una Maserati. Ecco: ho messo insieme le macchine, la Maserati e l'Italia ed è nato il mio interesse».
Sì, ma perché proprio Pescara?
«Perchè Stirling Moss era il mio idolo da bambino e Moss vinse il Gp di Formula 1 del 1957 qui a Pescara. E poi ci pensi: un pilota britannico che trionfa su una macchina britannica (Vanwall) in Italia, battendo dei miti come Ferrari e Maserati. Un qualcosa di meraviglioso».
Cosa ricorda di quella corsa?
«Oh, i ricordi sono un po’ sfocati, è passato tanto tempo (sorride ndc). Però ci sono delle immagini, o delle scene difficili da dimenticare. Ricordo la folla che circondava le curve della pista, incurante del rischio che correva nel vedersi sfrecciare quei bolidi a oltre 300 chilometro orari senza alcuna protezione. E poi i bambini: li vedevi giocare a pallone lungo il circuito, durante la gara, richiamati all'ordine dai genitori al suono, in lontananza, del rombo dei motori delle vetture che sopraggiungevano. Cose che appartengono ad un altro mondo».
Leggendo il suo libro, “The last road race”, si scopre come i piloti fossero chiamati ad imprevisti di ogni tipo, ad esempio, l'attraversamento del bestiame al pascolo!
«Esatto! Questo si lega a quello che dicevo poc’anzi sui bimbi che giocavano lungo il tracciato. Succedeva perché ad un certo punto della gara rimanevan. o talmente poche auto in pista che, tra un passaggio e l’altro, c'era addirittura spazio per la “normalita”. Pensi che nell'edizione del '57 presero il via 16 vetture, ma solo sette di esse tagliarono il traguardo. Le altre furono costrette ad abbandonare la competizione a seguito di incidenti, forature e altri imprevisti».
Il giornalista Francesco Santuccione sostiene che la Coppa Acerbo sia stata una gara che ha fatto la città di Pescara. E' d'accordo?
«Per forza! Pescara aveva grandi uomini a quei tempi, come Acerbo o D'Annunzio. Fino a poco tempo prima la città era chiusa da centri come Bari o Ancona. Con la corsa però riuscì a farsi conoscere, a richiamare l'attenzione del grande pubblico e ad esportare il suo nome in Italia e all'estero».
Lei è a Pescara per fornire il suo contributo nel docufilm di Leonardo Araneo. Cosa racconterà al regista?
«Parlerò della gara, ovviamente, ma non solo. Mi piace raccontare di questa terra che trovo molto affascinante, di come essa sia cambiata rispetto a cinquanta anni fa, quando per me era un paesaggio esotico e familiare al tempo stesso. Oggi, la natura di una volta cede via via il passo allo sviluppo e alle costruzioni, ma io voglio ricordarla con il romanticismo di un passato ancora vivo nella memoria di molti».
Il docufilm sulla Coppa Acerbo verrà proiettato, in anteprima, il prossimo luglio, nel corso delle celebrazioni. Ci sarà anche lei?
«Spero proprio di sì, sarà piena estate. Mi piace rimarcare come la competizione automobilistica si svolgesse, non a caso, sempre durante la bella stagione, dove mare, relax e divertimento contribuivano a formare la migliore delle cornici che sarei curioso di assaporare oggi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

