«La gente con me canta e si diverte come in gita»

9 Gennaio 2016

Lo showman stasera al Torlonia di Avezzano «Colpo grosso oggi lo consigliano i nonni ai nipoti»

AVEZZANO. «Faccio divertire i giovani di oggi con le colonne sonore delle gite e dei falò di “qualche” anno fa, gli evergreen degli anni Sessanta che non muoiono mai». E' un autentico animale da palcoscenico Umberto Smaila, che non conosce cosa voglia dire riposarsi.

Classe 1950 lo showman nato a Verona e milanese di adozione riesce a riempire ogni sera i locali dove viene ospitato con una formula che ha inventato lui: canzoni anche di 50 anni fa e coinvolgimento del pubblico. Formula che questa sera proporrà al pubblico abruzzese con una incursione al Teatro Torlonia di Avezzano. A poche ore dallo spettacolo Smaila si è concesso volentieri a fare quattro chiacchiere e un tuffo nei ricordi.

Nel 1971 lei ha fondato insieme a Jerry Calà, Franco Oppini, Gianandrea Gazzola, Nini Salerno, Spray Mallaby il gruppo I Gatti di Vicolo Miracoli. Che ricordo ha di quei tempi e come eravate voi?

«I ricordi sono sempre più vivi, anche perché, come mi ha detto qualcun, più si invecchia più ci si ricorda del passato. Noi venivamo dalla provincia, ma non la provincia di oggi, quella di 40 anni fa, retrograda quantomeno. Il debutto fu a Milano con maestri straordinari che oggi non si trovano più. Il nostro primo spettacolo prevedeva una scaletta incredibile: c'eravamo noi, Cochi e Renato, Paolo Villaggio ed Enzo Jannacci. Uno spettacolo che sarebbe impossibile da proporre adesso. Per noi era un'esperienza meravigliosa, arrivavamo dalla provincia veneta, avevano 20 anni e andavamo nella grande metropoli: eravamo affascinati da tutto. Da lì in poi la carriera fu tutta in ascesa, con diversi programmi televisivi e collaborazioni con artisti che divennero protagonisti negli anni Ottanta».

Tutto un altro modo di divertire rispetto a oggi?

«Andando in giro mi accorgo che la gente si diverte sempre allo stesso modo, al di là dell'età. Io sono il detentore di una formula che posso tranquillamente dire di aver inventato e cioè lo spettacolo con la partecipazione del pubblico. Alla fine degli anni Ottanta quando le orchestre si erano assottigliate e non si usava più fare musica dal vivo perché c'era la discoteca, io pensai a un assetto diverso. Feci il primo “Smaila” in Sardegna, con un intrattenimento che prevedeva non solo la cover band ma dei medley che non si interrompevano mai, in modo da far concorrenza alla discoteca. Perché alla fine ciò che portò la discoteca era il mixage, che abolì le pause lunghissime del piano bar: canzone, pausa sigaretta, canzone».

Cosa c'è dietro ogni spettacolo di Smaila proposto in uno dei suoi locali o in giro per l'Italia?

«Ci sono prove su prove e poi c'è una grande preparazione. Se per esempio faccio il medley di Lucio Battista ci sono dentro dieci titoli e ci sono cambi di toni, strofe e strofe da ricordare. Io mi preparo e studio minuziosamente tutto».

“Colpo grosso”, il programma delle Ragazze Cin-Cin, delle mascherine e dei quiz maliziosi in onda sulle frequenze Italia 7 dal 1987 al 1991 fu un'intuizione che spopolò. Che ricordo ha di quel programma?

«Per me il 1986 è stato un anno importantissimo. Facevo molti programmi nella Finivest – all'epoca Mediaset si chiamava così – durante il pomeriggio e quando mi proposero questo format innovativo accettai al volo e devo dire che dopo 30 anni ancora lo ricordano tutti. Furono realizzate 800 puntate che ora stanno rimandando in tv perché il contenuto è molto visivo e replicabile anche a distanza di anni. Tanti giovani mi dicono che lo vedono su suggerimento dei padri o addirittura dei nonni. Tra l'altro, in quell'anno ho scritto anche parecchia musica e la canzone “È tutto un attimo” di Anna Oxa che andò al Festival di Sanremo dove parteciparono grandi artisti. Quella canzone ancora oggi è un evergreen.

In un'intervista a Playboy ha dichiarato che non pensa proprio al riposo e infatti riesce a riempire i locali di tutto lo Stivale, con giovani e giovanissimi che vengono ad applaudirla. Come spiega questo fenomeno?

«Io catturo i giovani con le canzoni degli anni ’60 che sono le colonne sonore delle gite, dei falò in spiaggia, quelle canzoni molto facili da suonare, quelle insomma che tutti sanno. “La canzone del sole” per esempio, che si può suonare con pochi accordi, la propongo spesso. Secondo me la musica è un'occasione per stabilire un contatto con il pubblico, farlo cantare, ballare e divertire è sempre il mio obiettivo».

Prima di chiudere l’intervista Smaila chiede: «Posso mandare un messaggio agli abruzzesi?» Come dire di no. «Sono molto affezionato alla gente dell'Abruzzo», dice, «è un popolo che si distingue sempre rispetto al resto d'Italia, è un popolo riservato, mai fuori misura, molto affezionato a me. Mi piace molto stare in mezzo a voi, quando stiamo insieme è sempre una festa».

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