La Grotta dei Callarelli nella Montagna Madre

L’itinerario parte dall’imbocco dalle Gole di Fara San Martino
Ci troviamo sul versante orientale della Majella nel comune di Fara San Martino, in provincia di Chieti, caratterizzato da profonde valli che solcano le montagne e rendono l’ambiente singolare e affascinante. Torneremo spesso qui per escursioni ammalianti, profumate e senza tempo. Oggi torniamo alla Grotta dei Callarelli e solchiamo il Vallone di Santo Spirito, partendo da 450m di altitudine per arrivare a 1700m, a goderci dalla tribuna d’onore lo spettacolo offerto dalla Montagna Madre.
Partiamo dall’imbocco delle “Gole di Fara San Martino”, un intaglio largo poco più di un metro con pareti strapiombanti e, dopo aver incontrato i suggestivi resti dell’Abbazia di san Martino in Valle, proseguiamo in salita verso Nord, verso luoghi lontani, verso “non si sa dove”. Il cammino che ci aspetta è lungo e dunque riempiamo le bottiglie con l’acqua freschissima della fonte Vaiz’ Long (20 min, 570m). Si entra ora in un canyon dove dei suoni si ascolta l’eco e dove le pareti rocciose disegnano strane sculture. In breve si arriva alla fonte delle Vatarelle (870m), un’ora circa dalla partenza, dove scorgerete i camosci, le sentinelle che ci terranno compagnia fino alla grotta. Poco dopo si attraversa un tratto più boscoso e stretto, entriamo nel greto di un torrente asciutto pieno di muschio verdissimo e giungiamo a Bocca del Valloni (1050m), un vero e proprio crocevia. Si va a destra sul sentiero G6 che indica proprio la lontana Grotta Callarelli e si inizia a salire. Il sentiero si snoda in un bellissimo bosco di faggi e va a convergere con la selvaggia valle del Macellaro. La via principale fa una deviazione per evitare i tronchi degli alberi divelti da una slavina e dopo una serie di sali-scendi riprende un po’ più ripida; a quota 1350m con una piccola deviazione si arriva alla fonte del Peschio per rifornirsi di acqua gelata. Dopo numerosi tornanti si giunge ai piedi del Monte Pizzone di cui si scorge la mugheta inestricabile. Lungo il tragitto si aprono diverse finestre naturali e ci si affaccia sulla cima dell’Altare che si dispiega lunga e bianca e sul sottostante vallone a precipizio. Se avete la fortuna di essere accompagnati dalla gente del luogo, vi verranno raccontate della montagna, delle grotte e dei pastori , le storie e le leggende. La salita ora si fa lieve, si attraversa un bosco con tronchi spettacolari di cui in alto quasi non si vede la fine e si arriva al punto più alto dell’escursione (1700m). Da qui finalmente si scende verso la grotta che appare all’improvviso: grande, bella, accogliente (11 km, 4,30 ore dalla partenza).
Siamo già stati qui, provenivamo da Capo le Macchie, ma tornarci è sempre stupendo, come un bel sogno che si rivive, anche solo a scriverne. La grotta si trova in un magico incrocio dove la val Serviera si fonde con le pendici dell’Acquaviva. Dove i camosci ci chiamano fischiettando per farci osservare luoghi nascosti, dove in primavera fioriscono i fiori più belli e in inverno la neve veste tutti i pendii. Sì, è vero, la nostra Maja mi ha stregato un’altra volta. Vorrei essere lì ancora dove un po’ della mia anima è rimasta a farsi bella avvolta dai segreti dei pini neri millenari.
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