La lunga storia e le tante storie della chiesa di Sant’Antonio

28 Maggio 2017

TERAMO. È stata chiusa a lungo la trecentesca chiesa teramana di Sant’Antonio, danneggiata come tanti templi dalla brutalità di scosse sismiche durate mesi. Mentre altre chiese restano chiuse, Sant'An...

TERAMO. È stata chiusa a lungo la trecentesca chiesa teramana di Sant’Antonio, danneggiata come tanti templi dalla brutalità di scosse sismiche durate mesi. Mentre altre chiese restano chiuse, Sant'Antonio ha riaperto una settimana prima di Pasqua, con la messa in sicurezza per mezzo di una rete dell’arco trionfale che congiunge la navata unica e il presbiterio.
Chi sia curioso di conoscere la lunga storia dell'antico edificio di culto in corso De Michetti può leggere il documentatissimo e bel libro di Carla Tarquini “La chiesa di Sant’Antonio già San Francesco attraverso ottocento anni di storia (1227-2016)”, pubblicato da Giservice. Il volume ripercorre in 144 pagine e 130 immagini le vicende storico-artistiche della chiesa, annessa a un complesso conventuale tra i più antichi e importanti della città. Proprio per questa particolarità, al momento della soppressione dell’ordine dei Minori Conventuali nel 1809 la chiesa fu affidata alla confraternita di Sant'Antonio, cambiando così nome. Il libro, arricchito dalle belle fotografie di Vincenzo Ammazzalorso, è basato anche sulla collaborazione di Renata Ronchi alle ricerche in archivi ed emeroteche. Carla Tarquini ricostruisce la storia secolare del tempio, riservando attenzione al rifacimento barocco del manufatto romanico (già toccato da interventi nel 1327 e 1577), rifacimento iniziato a fine Settecento, ripreso a fine Ottocento e portato a termine nel primo Novecento, quando il decoratore teramano Vincenzo Sardella e il pittore marchigiano Sigismondo Nardi realizzarono gli apparati pittorici di volta, navata e abside. Tra l'altro l’autrice, scovando con fiuto da detective antiche carte, è giunta alla conclusione che gli angeli musicanti nelle lunette della navata non furono dipinti da Gennaro Della Monica, come si è sempre pensato, bensì da Sardella. Nel dotto volume sono trattati anche aspetti minori della chiesa. Come l’orologio della torre campanaria, che aveva il compito di battere le ore diurne e notturne per i quartieri meridionali della città (Porta Madonna, San Leonardo, Carmine). O come il cinema parrocchiale Sant’Antonio, nato nei primi anni Cinquanta nell’oratorio per volere del parroco don Annibale Ferrari; la cappella ha poi recuperato la funzione originaria con i lavori voluti da don Paolo Di Mattia nel 1994. Il volume su Sant'Antonio si aggiunge agli altri preziosi saggi di Tarquini sulle chiese teramane: Cappuccini, Santa Maria del Carmine, Annunziata, Santa Maria di Cartecchio. (afu)