La Mariottide di Maccio Capatonda sbarca su Infinity

CHIETI. Cambia il contesto, ma «l'italiano medio è alla base sempre quello, in lui c'è quell'equilibrio strano tra voglia di cambiare le cose e assoluto menefreghismo». Ne è convinto Maccio Capatonda,...
CHIETI. Cambia il contesto, ma «l'italiano medio è alla base sempre quello, in lui c'è quell'equilibrio strano tra voglia di cambiare le cose e assoluto menefreghismo». Ne è convinto Maccio Capatonda, 38 anni nato a Vasto ma teatino di adozione, comico multimediale (dalla radio al web, passando per piccolo e grande schermo), che sul tema ha ironizzato, l’anno scorso, nel suo esordio da regista e protagonista, intitolato appunto “Italiano medio.
Capatonda è in onda, dal 26 ottobre, in esclusiva su Infinity con la sua nuova sitcom da regista e protagonista, “Mariottide”, con Luigi Luciano, in arte Herbert Ballerina, prossimo anche al debutto da protagonista in assolo, nella commedia “Quel bravo ragazzo” di Enrico Lando, nelle sale dal 17 novembre.
In “Mariottide” il protagonista è un cantante neomelodico squattrinato che cerca di nascondere la sua condizione di povertà a Fernandello, un ragazzo un po’ ritardato, trovato per caso in un cassonetto all'età di 30 anni.
«Mi piace definirlo un eroe post modesto, che cerca di destreggiarsi in questa Italia piena di ladroni e furfanti», dice l'attore, che, domenica scorsa, è stato ospite, con Ballerina, di Lucca Comics per una masterclass «post modesta». Capatonda, all'anagrafe Marcello Macchia, ha iniziato la sua collaborazione con Ballerina «quando Luigi è venuto a fare l'operatore per i primi filmati che realizzavo insieme a Ivo Avido... poi è tornato come autore, ed è diventato il mio sparring partner di idee».
L'esordio di “Italiano medio” (quattro milioni di euro al botteghino e critiche contrastanti), non ha lasciato Capatonda indenne: «Lì per lì ero rimasto male per le recensioni negative, ma poi le ho trovate quasi sempre giuste. Mentre le positive in genere confermano quelle che già penso siano le potenzialità del mio lavoro, le negative, sono molto utili per rimanere coi piedi per terra e cercare di migliorarmi. Non mi sento mai arrivato».
Ha debuttato da regista in una commedia, «ma avevo anche pensato a un horror, un genere che amo da quando ero piccolo. Ho visto “Shining” a cinque anni, “Profondo rosso” a sei. Tra i 13 e i 15 anni ho girato tre mediometraggi su “Venerdì” 13 ambientati a Chieti».
Con i suoi film vorrebbe «non solo far ridere, ma anche comunicare qualcosa sul mondo che ci circonda». Qual è il segreto per creare tanti tormentoni? «Non pensare a doverne fare uno, se no non ti viene e mantenere la spontaneità, non ragionare con troppa furbizia».
Ora Capatonda è sul set della sua opera seconda, la commedia “Omicidio all'italiana” con l'abituale complice, Herbert Ballerina e Sabrina Ferilli. Il set ha fatto tappa per una decina di giorni, fino a domenica scorsa, in Abruzzo, fra Chieti e Corvara. Il film, prodotto da Marco Belardi per Medusa, sarà in sala nel 2017. Nel film, che ha nel cast anche un altro suo amico e collaboratore, Ivo Avido (Enrico Venti), con Antonia Truppo e Fabrizio Biggio, la storia parte da uno strano omicidio che sconvolge la vita sempre uguale dello sperduto Acitrullo, nell'entroterra abruzzese. Quale occasione migliore per il sindaco (Capatonda) e il suo vice (Ballerina) per far uscire dall'anonimato il paesino? Oltre alle forze dell'ordine infatti, accorrerà una troupe del famigerato programma televisivo “Chi l'acciso?”, condotto da Donatella Spruzzone (Ferilli). «In “Italiano medi”», dice Capatonda, «ho ironizzato molto sui media, mentre “Omicidio all'italiana” racconta più che altro una contaminazione. Quella che capita in un paese privo di “contagi” della modernità dove di colpo arriva una botta di vita pazzesca. Faremo satira anche sulla tecnologia, sulla contemporaneità, sulla ricerca di identità che può essere di un luogo come di una persona».
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