La Marsica dei pittori scandinavi

In mostra opere degli artisti che a fine 800 abitarono Civita d’Antino
CELANO. Il Museo di Celano nel castello Piccolomini si arricchisce di un'altra perla. I visitatori appassionati d’arte potranno ammirare le opere dei pittori danesi che alla fine dell'Ottocento scelsero la Valle Roveto come fonte di ispirazione: in mostra fino al 13 gennaio “Il viaggio dipinto - La Marsica dei pittori scandinavi”. Un evento culturale di prim'ordine, reso possibile dalla collaborazione tra l'associazione Culture Tracks, che ha curato la mostra, la Fondazione Pescarabruzzo, che ha messo a disposizione 35 opere della propria collezione d'arte scandinava, e della Carispaq, che ha finanziato il progetto.
Nell'estate del 1883, il pittore danese Christian Zarthmann, durante i suoi viaggi alla scoperta dell'Italia, giunse a Civita d'Antino. Affascinato dalla bellezza di questo piccolo e sperduto borgo dell’Abruzzo interno, scriveva all'amico Frederik Hendriksen: «Sono innamorato della montagna e del carattere che dona alla gente che l'abita. Dovresti vedere i giovani lavoratori tornare dai campi. Con le zappe in spalla, canticchiando allegri le loro melodie del “saltarello”. Avresti detto con me che in nessun teatro si era mai sentito un coro più bello».
Zarthmann elesse quel borgo come sua seconda patria. Oltre a trascorrervi per quasi trenta anni il periodo estivo, ospite della famiglia Cerroni, fondò qui anche una Scuola estiva per artisti scandinavi, che prese il suo nome. Da quel momento Civita d'Antino divenne punto di riferimento per centinaia di artisti del Nord Europa.
Nel borgo essi trovano la loro “Arcadia”. Dipingono a contatto diretto con la natura, liberi dalle pastoie della formazione accademica degli artisti dei loro Paesi.
Ritraggono pastori che portano il gregge al pascolo; contadini che, dopo una giornata di duro lavoro, tornano a casa sfiniti; donne con i loro alti bustini e le ampie gonne; bambini che giocano festosi; l'immensità del paesaggio.
«Civita d'Antino», scrive Antonio Bini, «venne trasformata in un laboratorio en plein air, dove si dipingeva dalla prima mattina al tramonto, in un clima di spensierata amicizia e di sorprendente integrazione». Il terremoto del 1915 segnò la fine di quella meravigliosa esperienza artistica (e umana). Zarthmann, al quale Civita d'Antino, nel 1902, conferì la cittadinanza onoraria, morirà due anni dopo. I suoi quadri, insieme a quelli di tanti suoi allievi, sono esposti oggi in Musei di tutto il mondo. Con la mostra allestita a Celano, agli amanti dell'arte, per le feste di Natale, non si poteva fare regalo più bello.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
