“La misura dei passi”, l’addio di Vito Moretti

L’ultimo libro del docente, poeta e narratore chietino scomparso ha la forza d’un testamento spirituale
CHIETI. L’ultimo libro pubblicato da Vito Moretti – docente, poeta, narratore e saggista chietino che ci ha lasciato sabato 9 febbraio all’età di 70 anni – ha la forza di un testamento spirituale, e il suo valore a questo punto risulta inestimabile.
“La misura dei passi” (Tabula Fati, 142 pagine, €12) è un romanzo che cerca di approfondire non tanto il ruolo degli intellettuali nel mondo odierno, quanto la loro vita, i loro pensieri, le loro sensazioni, quello che resta dopo decenni in cui la cultura ha quasi fatto tabula rasa, abbassando e cambiando toni, generi, contenuti. È come se Moretti avesse voluto riprendersi la rivincita sulla cultura media e sul senso comune eleggendo a protagonisti del suo romanzo il gusto raffinato e profondo, ma soprattutto i sentimenti schietti e pieni di umanità dei suoi due protagonisti, i coniugi Lea e Tonio, intellettuali quasi alla riscoperta di un nuovo umanesimo.
Ed è sicuramente questo obiettivo che Vito Moretti, il poeta che ora l’Abruzzo piange per la sua intensissima attività culturale e per l’aiuto intellettuale offerto a tanti, ha voluto conseguire tracciando la storia di Lea e Tonio, che si interseca con quella del padre di lei, forse proiezione dello stesso autore. Tuttavia vera protagonista del romanzo è Lea, scrittrice di un certo successo, che trova il diario di una misteriosa donna cui vorrebbe dedicare tempo e magari una pubblicazione. Senonché l’editore le propone una traduzione delle Illuminations di Rimbaud. In questo e in altri numerosi casi di citazioni di opere o autori, Moretti coglie l’occasione per inserire nel romanzo pensieri, riflessioni, brani critici, riferiti a testi letterari, ma anche ad opere della pittura, della musica. È come se lo scrittore avesse trovato un espediente per trasformare il suo romanzo anche in un meta-romanzo o meglio ancora, in un romanzo-saggio. Sì perché Vito Moretti cerca, e ci riesce, di esprimere attraverso i personaggi il suo punto di vista anche su problemi dell’attualità, come l’emigrazione, o eterni come l’arte, il ruolo della cultura, ma anche temi nobili come il bisogno spirituale delle genti, e poi anche la prospettiva religiosa che interviene nel romanzo attraverso conferenze tenute dai protagonisti. E infine, propone, ed è forse il cuore dell’opera, una profonda disamina del concetto di bene e dell’importanza di tale concetto per le comunità umane. Qui Moretti è come se avesse voluto centrare il tema dei temi, la scelta che ognuno può fare nella propria vita tra il bene e il male. Una scelta che la cultura può illuminare. Certo la consapevolezza che la cultura può offrire non è sempre alla portata di tutti, ma il poeta, che non smetteremo di amare, ci ricorda che ognuno ha la possibilità di scegliere la cultura. Anche se questa può costare fatica e sacrificio, può però condurre ad un premio preziosissimo. Il premio è una visione suprema del reale.
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